William Patrick Corgan
Ogilala

2017, BMG Rights Management
Acoustic Rock

Recensione di Pamela Piccolo - Pubblicata in data: 15/10/17

Possiamo lasciarci alle spalle i tempi dell’infinita tristezza e riscoprire un nuovo Corgan? Noi crediamo di sì. Messo da parte Billy, l’artista si presenta al mondo per la prima volta con il suo nome di battesimo completo William Patrick Corgan

Lontani anni luce dalla prima creatura di Corgan, i The Smashing Pumpkins, e dal loro album d’esordio - disco di platino - “Gish”, Corgan si è reinventato ed è in continua evoluzione. Punto fermo nella sua perpetua voglia di scoprirsi è la voce. Affine all’essere etereo, il timbro di Corgan raggiunge superlative bellezze. “Ogilala”, secondo prodotto solista rilasciato il 13 ottobre via BMG Rights Management, prende le distanze anche dal primo album solista “TheFutureEmbrace”, rilasciato nel 2005 sotto una pioggia di fredde critiche per la sua essenza pop ed elettronica.    

Prodotto da Rick Rubin, “Ogilala” è la raccolta discografica più delicata che Corgan abbia mai pubblicato. Costruito esclusivamente su voce, pianoforte, chitarra classica e synth, si tratta di un disco raffinato tanto quanto la luce che brilla negli occhi di Corgan. Da padre di un bambino di due anni, William Patrick sembra avere trovato la pace interiore. Tale pace interiore è riversata in undici tracce della cui prima forma Rubin rimase colpito senza esitazione. Liberatosi della sua mania di controllo, il processo creativo che ha condotto alla realizzazione di “Ogilala” ha visto un Corgan rilassato e concentrato. Il risultato di questo nuovo atteggiamento verso la vita è un album caldo. Tutta l’essenza di William Patrick Corgan è espressa nei primi 2:41 minuti. “Zowie”, traccia apripista dedicata a David Bowie, è una poesia recitata al pianoforte con cui il cuore si riempie di linfa per poi ammorbidirsi seguendo le melodie create da Corgan.
 
A tratti autobiografico, “Ogilala” è la connessione e il completamento di un album acustico a cui Corgan lavorò nel 2004, ma che non vide mai la luce perché depresso dal fallimento degli ultimi esperimenti musicali con i The Smashing Pumpkins. Le parole “Take me as I am” si ripetono, ad esempio, lungo tutto il brano “The Spaniards”, quasi a voler simboleggiare una raggiunta presa di coscienza. La nascita di Augustus Juppiter ha sublimato la vita di Corgan, al quale ci sono voluti quarant’anni per svegliarsi e scacciar via i serpenti (“Half-Life Of An Autodidact”). L’album è anche la colonna sonora di Pillbox, un cortometraggio scritto da Corgan e co-diretto con l’amica e collaboratrice di vecchia data Linda Strawberry. Corgan ha dunque pensato a un differente modo di approcciare “Ogilala” accostandone l’ascolto alla visione di un film muto essenziale. “L’arte è arte e i due pezzi insieme creano una cosa a sé”, ha dichiarato.
Accanto alla unicità di Pillbox, Corgan ci presenta una collaborazione con James Iha. Il supporto di Iha lo ha portato a partecipare alla concretizzazione dell’album: imbraccia la chitarra nel brano “Processional” e ha influenzato l’intera struttura di “Ogilala”. Corgan ha lasciato andare la rabbia e la frustrazione che lo hanno rivestito negli anni ‘90 per uno stile più morbido che possiamo riscontrare in “Mandarynne”, brano in grado di spostare la nostra attenzione a un livello più elevato per la sua eleganza compositiva. 

Con “Ogilala” William Patrick si mette a nudo, tanto che un po’ temiamo per la vulnerabilità che emerge dalla sua personalità impressa su disco. Ma non vogliamo esagerare, perché dopotutto “It’s a long way to get back home”.  




01. Zowie
02. Processional
03. The Spaniards
04. Aeronaut
05. The Long Goodbye
06. Half-Life Of An Autodidact
07. Amarinthe
08. Antietam
09. Mandarynne
10. Shiloh
11. Archer 

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