The Spacelords
Water Planet

2017, Tonzonen Records
Psych/Space Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 17/12/17

Onironauti celesti in sosta nella capanna della sudorazione, i The Spacelords tornano a somministrare valanghe di sogni lucidi attraverso l'evocazione di percezioni sensoriali connesse al vagabondaggio pangalattico: "Water Planet" aspira fluidi astrali, testimonia stati alterati di consapevolezza, rende nomade e pellegrina l'esplosione asimmetrica dell'inconscio, incrociando fantascienza e sincretismo in un amplesso dalle coordinate mistiche in rapida dilatazione.
 
 
Un viaggio lungo quaranta minuti condensato in tre tracce completamente strumentali, in cui la componente psych/space non disdegna divagazioni legate all'eterodossia della kosmische musik e alle digressioni elettroniche della scena tedesca degli anni ‘70: retroterra culturale inevitabile per la band teutonica, in grado tuttavia di muoversi con agile originalità in una zona di confine, in bilico tra meditazione e catarsi allucinatoria, preferendo sondare ambienti siderali piuttosto che indagare sugli enigmi dell'infinito.
 
 
L'opener "Plasma Thruster" spinge immediatamente l'ascoltatore nelle fauci di un sound espanso, ove collidono frammenti di psichedelia, echi distanti di sottile krautrock, riff di sapore doom: elementi apparentemente dissimili immersi in un'atmosfera liquida capace di riflettere appieno le suggestioni provenienti dal titolo del disco. Il drone iniziale di "Metamorphosis" accompagna lentamente il viandante planetario in lande fredde e desolate: il rapimento magnetico procurato dal basso in stasi di Kazmaier e dal ritmo ipnotico della batteria di Schnitzler convola a nozze con le tensioni effettate della chitarra di Wettstein che nel finale assume toni fuzzy in accelerazione da fine corsa interstellare. La chiusa, affidata a "Nag Kanya", remix del brano presente nello split con gli italiani Dhvani, unisce la circolarità del raga indiano e il tribalismo dell'Africa berbera, esibendo un approccio elettrico smorzato dal synth da lancio spaziale in perenne sottofondo, mentre la sezione centrale della suite si crogiola di unte derive stoner da preghiera in sospensione.
 
 
Se "Synapse" (2014) e "Liquid Sun" (2016) esploravano ancora territori maggiormente acidi e progressive, "Water Planet" affronta paesaggi sonori che combinano aura devozionale, trance ipnotica e ricerca musicale, nella quale convivono l'Oriente percussivo e la tradizione sperimentale di germanica memoria: aspetti che i The Spacelords manipolano abilmente, protetti dai serpenti di Vishnu e dal fantasma di Stockhausen. Tripudio contemplativo per itinerari cosmici.




01. Plasma Thruster
02. Metamorphosis
03. Nag Kanya 

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