Wallis Bird
Architect

2014, Bird Records
Folk/Pop

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 10/04/14

Potenziale pietra miliare e trampolino di lancio verso il successo, oppure grande occasione perduta e promessa non mantenuta. Il terzo disco è sempre quello decisivo nella carriera di un artista, e il suo successo può dipendere anche da fattori apparentemente secondari. Con questa posta in gioco niente può essere lasciato al caso, neppure quando tocca a Wallis Bird, giovane cantautrice irlandese già nota in patria e vogliosa di farsi un nome anche dalle nostre parti. Il titolo “Architect” potrebbe essere anche una metafora del ruolo giocato dall’artista stessa in questo terzo capitolo della sua carriera. Abbozzare un profilo di Wallis Bird sulla base delle sue note biografiche potrebbe essere un gioco da ragazzi: origini irlandesi e voce alla Tori Amos, quanto basta per associarla alla figura della cantautrice dall’animo tormentato.
 
Mai come in questo caso però, l’audacia è donna e occorre andare oltre le apparenze. Nei solchi di “Architect” il verde dell’Irlanda fa solo da sfondo a una voce intensa che sa essere anche calda e graffiante, soprattutto quando è trascinata a dovere dal groove. Il disco è un incastro perfetto di sonorità e situazioni, atmosfere e stili che non lasciano spazio a dubbi; come l’architetto del titolo, la Bird disegna la struttura del disco in modo razionale, alternando i ritmi incalzanti con passaggi più ragionati. Il gusto per la modernità spicca negli arrangiamenti elettronici, nei loop e nei ritmi quasi dance di “Hardly Hardly” e “Gloria”, così come le origini folk affiorano decise nelle due tracce centrali e sulle battute finali. Certe cose in odore di Smiths (“Communion”) e Tori Amos (“Daze”, la sintesi perfetta di tutti i contenuti del disco) rendono il tutto ancora più stuzzicante, considerato che non si tratta di meri scimmiottamenti ma di autentica ispirazione.
 
Alla fine quell’“I just wanna dance” cantato su “Gloria” rappresenta lo slogan di un’artista estroversa ed eclettica. “Architect” non è solo una manciata di ottime canzoni, è la rappresentazione di uno stile e di un’artista con una visione finalmente chiara e originale, moderna nel linguaggio ma tradizionale nei contenuti e nelle emozioni.




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