Vitriol
To Bathe From The Throat Of Cowardice

2019, Century Media Records
Death Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 07/09/19

Forse "To Bathe From The Throat Of Cowardice" appare un filo troppo monodimensionale, forse il suono della batteria sembra, a volte, non perfettamente bilanciato, forse aspirarlo tutto d'un fiato alla fine di una giornata faticosa rischia di frastornare il sistema nervoso. Eppure, se il desiderio di fracassare i quadri del salotto di casa o quello di slogarsi le mascelle diventa insostenibile, allora l'esordio sulla lunga distanza dei Vitriol rappresenta la migliore opportunità per dare sfogo alle manie di distruzione più recondite. Già l'EP dello scorso anno, "Pain Will Define Their Death", ora inglobato nel debutto, mostrò di cosa fosse capace il trio di Portland, artefice di un death metal convulso, frenetico, devastante: alla prova del fuoco, e magari senza dire nulla di nuovo, la band cavalca le onde dell'estremo con uno spregio inaudito dell'armonia e dell'equilibrio, pubblicando un lavoro di un'intensità a dir poco sbalorditiva.

Da un lato la brutale veemenza tecnica, i flirt con il grindcore e una sezione ritmica algida e meccanica avvicina il combo alla furia crudele e necrotica degli Anaal Nathrakh, da cui, però, gli americani si allontanano per l'assenza completa di qualsivoglia linea melodica; dall'altro, le trame iraconde e sabbiose della chitarra di Kyle Rasmussen guidano l'ascoltatore in quell'oltretomba vitreo e tetragono appannaggio dell'ombra gigantesca di Erik Rutan. 

Il gruppo non spreca un secondo sin dall'opener "The Parting Of A Neck", pezzo inesorabilmente animalesco: la performance vocale dell'axeman su questo brano, e nell'intero disco, va oltre l'umana immaginazione, spaziando da ringhi profondi a urla che sembrano strappate direttamente dalla gola di un ustionato di terzo grado. In tracce come "Legacy of Contempt" e "I Drown Nightly" i folli assoli slayerani e i continui cambi di tempo vengono sciorinati attraverso gli interstizi di una baraonda turbinante e organizzata; e mentre l'attacco di "Crowned In Retaliation" non può non ricordare l'abbrivio di "Where The Slime Live", "The Rope Calls You Brother", adorabilmente ostica, inghiotte in un sol boccone Hate Eternal Portal. Certo, una maggiore concisione del songwriting avrebbe giovato all'efficacia generale del lotto, ma trattasi, comunque, di questioni relative, visto l'afflato inceneritore dell'opera. 

I Vitriol, dunque, operano con la freddezza razionale dello scienziato: chirurghi precisi del caos, i nostri partoriscono un debutto che apre le carotidi, le dissecca, le porta alla completa rovina. Non a caso. né per il piacere gratuito dell'orrido: d'altronde, bisogna restare lucidi quando occorre rimestare nell'abisso della violenza.




01. The Parting Of A Neck
02. Crowned In Retaliation
03. Legacy Of Contempt
04. I Drown Nightly
05. The Rope Calls You Brother
06. A Gentle Gift
07. Violence, A Worthy Truth
08. Victim
09. Hive Lungs
10. Pain Will Define Their Death

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