Black Crown Initiate
Violent Portraits Of Doomed Escape

2020, Century Media Records
Progressive Death Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 08/08/20

Dopo un paio di release ben accolte dalla critica, "The Wreckage Of Stars" (2014) e "Selves We Cannot Forgive" (2016), agli statunitensi Black Crown Initiate si può perdonare, visto il buon esito finale, il fatto di aver dedicato un quadriennio alla preparazione del nuovo album "Violent Portraits Of Doomed Escape". Accasatisi sotto Century Media e con il rientro alla base del chitarrista originario Ethan McKenna, la band della Pennsylvania continua il processo di perfezionamento e individuazione del proprio progressive death senza sbilanciarsi troppo né per l'uno né per l'altro genere come accadeva nei primi due lavori, riuscendo così a trovare un sottile e salutare punto di equilibrio.

 

Certo, stiamo parlando di una tracklist ad assimilazione non immediata che pesca a destra e a manca dal mondo estremo e non per disorientare e aguzzare le antenne dell'ascoltatore; allo stesso tempo, però, la circostanza che i vari brani siano legati da leitmotiv comuni e riferimenti reciproci permette di sbrogliare il filo della matassa e trarre beneficio uditivo dal plot. Il gruppo, dunque, gestisce una varietà di influenze davvero opulenta, a partire da una produzione profonda che richiama alla lontana quella dei Periphery.

 

Se nelle intercapedini più tecniche e sci-fi, presenti ovunque assieme agli interludi acustici, fanno capolino rispettivamente Meshuggah e vecchi TesseracT, altrove spiccano tonalità iper-ribassate à la Fear Factory ("Sun Of War"), linee rimico-melodiche debitrici di Opeth Tool ("Invitation" "Years In Frigid Light", Son Of War", "Holy Silence") dinamiche mutevoli in stile Fallujah ("Death Comes In Reverse"), momenti eterei e contemplativi ("Trauma Bonds", "He Is The Path"). Da rimarcare, poi, il timbro vocale pulito e colorato dell'axeman Andy Thomas, un po' Einar Solberg, un po' Mikael Åkerfeldt (con le dovute proporzioni, s'intende), mentre l'aspro growl del frontman James Dorton, pur discreto, non supera i confini del classico manierismo d'alta scuola (vedesi la sperimentale "Below").


"Violent Portraits Of Doomed Escape" rappresenta una terza tappa di crescita per i Black Crown Initiate, bravi ad amalgamare il già noto in un ordito sonoro efficace e chiaroscurale il giusto. Qualche audacia ulteriore in fase di songwriting e ne sentiremo ancora discettare nell'avvenire.

 





01. Invitation
02. Son Of War
03. Trauma Bonds
04. Years In Frigid Light
05. Below
06. Death Comes In Reverse
07. Sun Of War
08. Holy Silence
09. He Is The Path

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