Skillet
Victorious

2019, Atlantic Records
Pop Rock, Alternative Rock

Gli Skillet perdono l'ispirazione, ma riescono comunque nel loro intento.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 01/08/19

Sono passati ben 23 anni dalla loro fondazione e, dopo gli Stati Uniti, in cui fanno numeri importanti da diverso tempo, gli Skillet sembrano finalmente pronti a prendersi anche l'Europa. Nell'ultimo periodo, dopo anni di evidenti difficoltà, la band sembra aver preso piede anche dalla nostra sponda dell'Atlantico, e proprio durante il prossimo autunno approderà nel Vecchio Continente per il primo tour europeo da headliner della propria carriera, durante il quale promuoverà il nuovo "Victorious", pubblicato a 3 anni di distanza da "Unleashed".

 

Sembra ironico il fatto che il momento di maggiore popolarità del quartetto arrivi proprio in corrispondenza del momento di minore ispirazione. Come parte del precedente lavoro, anche "Victorious" non vede un'ulteriore evoluzione del sound della band, che, dopo essersi sviluppato su diversi elementi personali nel corso della carriera, in questo frangente viene amalgamato all'alternative e al pop-rock maggiormente in voga negli ultimi anni. Fin dal principio, la band ha sviluppato la proprio idea di musica a partire dalle influenze di band come Linkin Park e simili, ma quello che sembra essersi ormai perso è l'approccio più personale ai suoni e al songwriting. Se dal punto di vista lirico la band affronta sempre gli stessi argomenti di rivalsa e positività, dal punto di vista musicale in questo lavoro, tra le altre cose, vengono quasi completamente eliminati gli archi, componente fin qui essenziale. In questo modo viene persa anche parte della varietà sonora della band e molti pezzi tendono ad assomigliarsi, con poche eccezioni in grado di emergere e di lasciare il segno.

 

A fronte dei difetti elencati, diverse tracce, se prese singolarmente, svolgono abbastanza bene il proprio ruolo e si presentano come prototipo dei singoli pop-rock degli ultimi anni. È questo il caso della opener "Legendary", in cui riff e cori orecchiabili fanno da contorno al duetto tra John Cooper e la batterista Jen Ledger, come sempre perfetta spalla della prima voce. A mostrare gli artigli sono invece la seguente "You Ain't Ready" (per la quale quale parlare di influenze dai Linkin Park sarebbe un eufemismo) e "Never Going Back", forse il pezzo più riuscito e coinvolgente dell'album. Dal lato opposto troviamo le ballate "Terrify The Dark" e "Victorious", mentre nell'efficace "Save Me" si riconoscono gli esordi degli Skillet. Il resto dell'album scorre senza troppi sussulti e a tracce senza infamia e senza lode, ne vengono affiancate altre in cui la personalità del quartetto viene quasi svuotata, come nel caso di "This Is The Kingdom", brano che sarebbe tranquillamente potuto uscire dalla penna degli Imagine Dragons.

 

Anche se i pezzi realmente ispirati si riducono ad un numero esiguo, in fin dei conti, i brani di "Victorious" si mantengono su una media sufficiente e in buona parte risultano piacevoli all'ascolto. Sembra che gli Skillet abbiano ormai imparato come accontentare il proprio pubblico e proprio per questol'album verrà sicuramente apprezzato dalla fanbase. Rimane difficile capire se, continuando su questa strada, il futuro del quartetto sarà roseo quanto il passato.





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