Vampire
Rex

2020, Century Media Records
Extreme Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 18/06/20

Cliché e verità vogliono che il terzo album di una band costituisca la prova decisiva per decretarne la grandezza, il medio cabotaggio o la mediocrità assoluta. I Vampire, gruppo svedese di Göteborg, non proprio l'ultima città in quanto a stimoli e intersezioni musicali, giungono alla soglia fatidica testé citata con un platter che, dalla copertina mortifera e diabolica, opera di Elrik S. Danielsson, prometteva scintille d'altri tempi. Del resto, i due lavori precedenti, sia l'esordio omonimo del 2014, sia "With Primeval Force" (2017), non passarono certo inosservati, facendo presagire, di lì a poco, l'esplosione definitiva del quintetto. Le cose, malauguratamente, non sempre seguono una logica ferrea e men che mai in campo artistico: il nuovo "Rex", nonostante il buon piglio e un ritmo sostenuto, lascia, invero, abbastanza perplessi, soprattutto in considerazione del talento degli scandinavi.

Il songwriting è disciplinato, i riff robusti e veloci, gli arrangiamenti ponderati e vari, le atmosfere epiche; potenza e aggressività vengono diffuse senza adottare espedienti brutali, ma, seguendo gli standard odierni, corrono sul filo di chitarre tirate e leggermente pastose, tanto da creare un'atmosfera generale di orientamento blackened death. La produzione, chiara, massiccia, sporca nei punti strategici, conferisce ai pezzi quella sensazione di artigianato che caratterizzava il proto e l'extreme metal degli anni '80. 

Il problema risiede nella mancata, o comunque scarsa rielaborazione delle fonti cui il combo si ispira: giustapposti in un mix che rende i brani impersonali e quasi uguali tra loro, i troppi prestiti diventano tosto legione, annacquando ciò che di genuino emergeva dagli scorsi LP. Domina la mistura Slayer/Watain ("Rex", "Inspiritus", "Wiru-Akka", "Pandemoni"), affiancata da linee melodiche debitrici dei Dissection ("Moloch", "Serafim"), e da striature gotiche memori dei Tribulation ("Anima", "Rekviem", "Melek-Taus"): insomma, un pot-pourri dal motore speed/thrash non proprio originale, nel quale anche il copyright degli "uh!" del pur bravo Hand Of Doom appartiene di diritto a Tom G. Warrior e a i suoi Celtic Frost.

Nonostante la finezza tecnica e il clima oscuro, "Rex" si rivela un disco realizzato da dei Vampire stranamente col freno a mano tirato, più preoccupati di addomesticare i modelli che guardare in casa propria. Si poteva fare di meglio, decisamente.




01. Prelusion
02. Rex
03. Inspiritus
04. Wiru-Akka
05. Pandemoni
06. Moloch
07. Rekviem
08. Serafim
09. Anima
10. Melek-Taus

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