Vader
The Empire

2016, Nuclear Blast
Death Metal

Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 05/11/16

Sberle, ne abbiamo? Fan di quel death metal che ti sbatacchia di qua e di là manco fossimo i tuorli d'uovo in una maionese, nella sua forma più nuda e cruda senza scrupoli che solo quando hai finito di sentire il disco (o quando il concerto finisce) riesci finalmente a tirare il fiato, gioite, i Vader sono tornati, e non hanno intenzione di lasciare vittime dopo il loro passaggio.


Finiti i tempi di intro sinfoniche che poi non tornavano mai nel corso dell'album, tolti brani lunghi, forse troppo lunghi, in favore di pezzi devastanti, tour de force che neanche un giro in montagna russa. Si parte subito, da zero a cento in due accordi, ecco cos'è "The Empire".
Il nuovo lavoro dei polacchi alfieri del death metal vecchia scuola è un ritorno alle origini, ai tempi di "Litany" e di "De Profundis", dieci schiaffi a due a due finchè non diventano dispari.
Se paragonato al precedente "Tibi Et Igni", "The Empire" è più per i fan dei primi tempi. Non un passo indietro, ma uno studiato ritorno alle origini, all'essenza della musica dei Vader nella sua accezione dal vivo, in quanto sono stati deliberatamente tolti gli abbellimenti che avevano caratterizzato gli album subito precedenti - soprattutto il sopracitato "Tibi Et Igni" - in favore di un approccio diretto che valorizza al meglio la proposta dei polacchi.


"The Empire" è cattivo, è un passaggio in un frullatore alla massima velocità, ti prende e ti strapazza e alla fine del giro sei talmente esaltato che ricominci daccapo perchè sì, perchè è divertente scapocciare ed esaltarsi, con canzoni di questo tipo, è di una facilità estrema. Prendete "Prayer To The God Of War", "Army-Geddon" o l'opener "Angels Of Steel", che tra l'altro è la più "tranquilla" di tutta la tracklist, e provate a immaginare la loro resa dal vivo. Già da disco sprigionano un'energia e una cattiveria che di questi tempi si sente di rado, anche in dischi death old school, figuriamoci dal vivo.


Anche dal punto di vista dei testi, un aspetto che spesso viene sottovalutato in release di questo genere, "The Empire" si piazza a metà strada tra l'ode alla nerdaggine molesta - il titolo stesso è un chiaro riferimento all'Impero di Star Wars, saga citata anche in "Genocidious", e la feroce critica alla situazione in cui versa il mondo occidentale, con particolare attenzione verso la natia Polonia, che ricorda un po' i Kreator come modo di scrivere testi, di vedere il mondo e commentarlo attraverso una visione del mondo un po' diversa dalla media.


Per concludere "The Empire" è il classico album dei Vader a cui sono stati volutamente tolti inutili orpelli per riportare la musica alla sua essenza death metal, e così facendo il quartetto polacco ha messo su CD la propria anima come essa si sprigiona dal vivo. Nulla di nuovo, ma un sapiente ritorno alle origini che però guarda avanti verso il futuro, senza paura, come un carro armato lanciato a tutta velocità verso una zona di guerra, il cui unico scopo è andare, combattere e vincere. E "The Empire" vince.





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