Dream Child
Until Death Do We Meet Again

2018, Frontiers Music
Heavy Metal, Hard Rock

Un convincente omaggio all'hard rock e heavy metal più puri.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 17/09/18

In un'epoca in cui il mercato musicale si sposta sempre di più verso contaminazioni e novità, c'è ancora chi guarda con riverenza e nostalgia ad alcuni decenni fa e cerca di rendere omaggio al periodo d'oro dell'hard rock e dell'heavy metal. Proprio con questo scopo sono nati i Dream Child, durante una proficua conversazione tra il presidente della Frontiers Serafino Perugino e il chitarrista Craig Goldy, famoso per la sua militanza nei Dio. Arruolati una serie di musicisti in linea con il progetto (Wayne Findlay, Simon Wright, Rudy Sarzo e Diego Valdez), il gruppo si è messo subito al lavoro e in breve tempo ha registrato e dato alle stampe "Until Death Do We Meet Again", ispirato proprio a Ronnie James Dio e ad una serie di grandi nomi del passato.

 

Partendo da questi presupposti non è difficile immaginare come suoni il lavoro, le cui canzoni rispettano chiaramente quanto i cinque vogliono dimostrare. Per tutta la durata del disco, riff ruvidi sono intervallati da assoli e stacchi melodici, in una serie di 12 brani che non perdono mai comunque la vigoria tipica del primo heavy metal. Anche i suoni rispecchiano alla perfezione il genere proposto e di conseguenza l'ascolto si trasforma quasi in un viaggio nel tempo. A questo proposito è ottimo come sempre il lavoro di Alessandro Del Vecchio per quanto riguarda la produzione. La band risulta coesa fin dall'opener "Under The Wire", che dopo un'introduzione di tastiere, si trasforma in un brano ruvido. La sezione ritmica ad opera di Wright e Sarzo è solida, secca, precisa e oltre la loro prova, è da lodare anche quella di Valdez dietro al microfono. Il cantante è molto convincente soprattutto nella titletrack, nella quale ricorda moltissimo Ronnie James Dio. Altri pezzi di rilievo sono "Washed Upon The Shore", grazie alle sue tinte prog, e la conclusiva e granitica "One Step Beyond The Grave".

 

In un certo senso, i pregi del lavoro sono la prima causa dei pochi difetti: i pezzi esplorano quasi sempre le stesse soluzioni e in alcuni casi risvegliando diverse sensazioni di deja vu, senza riuscire a sorprendere l'ascoltatore. "Until Death Do We Meet Again" è un album per i nostalgici scritto e suonato da musicisti nostalgici. A questo proposito, non ci troviamo neanche lontanamente sui livelli dei lavori da cui prende ispirazione, ma ascoltandolo, si può realizzare come la band riesca a raggiungere il suo obiettivo: far rivivere per un'ora agli appassionati la vitalità del primo e puro heavy metal. Per quanto si possa apprezzare questo riuscito tentativo, è difficile prevedere un futuro roseo se la band continuerà a sviluppare la stessa proposta anche nei prossimi anni.





01. Under The Wire
02. You Can't Take Me Down
03. Games Of Shadows
04. It Is What It Is
05. Playin' With Fire
06. Light Of The Dark
07. Midnight Song
08. Until Death Do We Meet Again
09. Washed Upon The Shore
10. In A World So Cold
11. Weird World
12. One Step Beyond The Grave

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