Code Orange
Underneath

2020, Roadrunner Records
Metalcore / Industrial Hardcore

Recensione di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 22/03/20

"Let's take a good look at you"
 
Con queste parole contenute nell'opener strumentale "(deeperthanbefore)" - e ribadite in alcune delle restanti tracce - si apre "Underneath", il quarto album in studio dei Code Orange. Un concept album dal titolo ermetico, che invita alla riconsiderazione della propria persona, in un percorso di crescente presa di coscienza del sé. Ciò viene meglio spiegato nell'esemplificativa "Swallowing The Rabbit Whole", seconda nella tracklist, in cui la tana del coniglio descritta (che può essere simile a quella di "Alice nel Paese delle Meraviglie", oppure a un wormhole alla "Donnie Darko") rappresenta metaforicamente un varco dove l'individuo che vi si affaccia è costretto a guardarsi dentro e a fare i conti con il proprio passato, attraverso un esame di coscienza costruttivo il cui obiettivo finale è lasciarsi alle spalle le amarezze e le frustrazioni nella riconquista della propria vera identità, solamente però dopo essersi messo nelle prospettive antitetiche della "preda" e del "predatore" (come ci rivela il mastermind Jami Morgan nella nostra recente intervista).

Nella fucina artistica degli statunitensi, le classiche atmosfere abrasive hardcore punk degli album precedenti vengono mescolate a sonorità tipicamente '90s - tra cui spicca senza dubbio il nome dei Nine Inch Nails, ma anche quelli di Type O Negative e Pantera - e forgiate in una lega metallica che non manca di strizzare l'occhio all'elettronica più moderna. Le parole vengono scarnificate e presentate in maniera diretta, senza mezzi termini: taglienti come lame, queste vengono urlate a gran voce, seppur spesso articolate in strutture criptiche.

Ad eccezione di "Swallowing The Rabbit Whole" e "The Easy Way", dove la voce di Morgan si fa più melodica a supporto di una delle tracce più elettroniche mai prodotte dalla band, i brani globalmente più piacevoli all'orecchio sono quelli che vedono la chitarrista Reba Meyers dietro il microfono, capace di modellare all'occasione il timbro metallico da contralto. Tra questi ricordiamo "Who I Am" che racconta di Ricardo Lopez, lo stalker divenuto famoso per aver attentato alla vita della cantante islandese Björk, e di come la mancata accettazione del sé a livello fisico e mentale possa, all'interno di un quadro psichico compromesso, portare a sviluppare pensieri ossessivi e a compiere gesti estremi, e a sostenere la sinistra atmosfera del pezzo è proprio la profondità vocale della Meyers nonché alcuni passaggi nu-metal molto Korn-like; il tema delle relazioni malate, inoltre, si ritrova nella caustica "Sulfur Surrounding". L'algida e robotica "Cold.Metal.Place", in cui i colpi sulle pelli suonano come pistolettate, lascia in seguito il posto alle ultime due tracce maggiormente degne di nota: la più melodica ed electro-rock "A Sliver", dove si trovano accenni di sperimentalismo e un ritornello pescato a piene mani dall'hard rock, così come la title-track "Underneath", che emerge come il pezzo più "radiofonico" dell'intero lotto e che si unisce alla seconda traccia dell'album nell'esortazione a far emergere la voce nascosta in ognuno di noi.
 
Alcune parti di "Underneath" - fino ad arrivare a intere canzoni - fanno fatica ad essere digerite all'ascolto, nonostante i numerosi headbanging scatenati, ma rientrano in quel carattere viscerale che la band di Pittsburgh ha da sempre cercato di trasmettere. C'è chi parla di essersi "ammorbiditi" rispetto ai precendenti lavori in studio; più probabilmente, in leggera misura, con quest'ultimo lavoro si sono resi accessibili a una fetta di pubblico più ampia. Anche se è ancora difficile riuscire a scorgere appieno il nucleo dei Code Orange, non si può negare il fatto che, a livello di gruppo, abbiano raggiunto una maggiore coesione. Non ci resta dunque che attendere il prossimo disco e vedere se eventualmente i nostri scaveranno ancora più nel profondo.




01. (deeperthanbefore)
02. Swallowing the Rabbit Whole
03. In Fear
04. You and You Alone
05. Who I Am
06. Cold.Metal.Place
07. Sulfur Surrounding
08. The Easy Way
09. Erasure Scan
10. Last Ones Left
11. Autumn and Carbine
12. Back Inside the Glass
13. A Sliver
14. Underneath

Speciale
Tokyo Motor Fist - Lions

Speciale
Come as you are: Kurt Cobain and the grunge revolution

Speciale
L'angolo oscuro #4

Intervista
Paralydium: John Berg

Speciale
Blue Íyster Cult - iHeart Radio Theater N.Y.C. 2012

Speciale
Follow the White Pony: 12 curiositÓ sul capolavoro dei Deftones