Trick Or Treat
Rabbits' Hill Part 2

2016, Frontiers Records
Power Metal

Il classico power metal all'italiana. Proprio quello che ci piace.
Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 26/07/16

Ormai i Trick Or Treat ci hanno abituato ad un sound, e quello mantengono. Che sia la cover stramba (e tutti ci ricordiamo la cover della sigla del cartone animato Robin Hood) o un concept album oramai sappiamo che cosa aspettarci, il classico power metal all'italiana che prende a piene mani da Helloween e Gamma Ray e poco altro.

Abbiamo per questo in mano un prodotto scadente e noioso? Per nulla.


La prima parte di questo concept dedicato al romanzo "La Collina Dei Conigli" di Richard Adams (Watership Down in lingua originale) è uscito ormai quattro anni fa ed ora ne esce degno seguito, semplicemente denominato "Part 2". La storia narrata nel precedente disco continua - e termina - e l'offerta musicale si attesta alla stessa identica qualità del precedente disco.
Il tiro tipico del power metal non manca, anzi, trascina il disco a ritmi belli sostenuti fin dall'opener "Inle' (The Black Rabbit Of Death)" con intermezzi più o meno lenti - un po' fa strano sentire un brano abbastanza lento subito dopo l'opener ma la diffidenza iniziale si supera in fretta - fino a terminare con "Last Breath" che chiude la narrazione con calma e forte di una melodia tanto semplice quanto orecchiaible, dopo la lunga suite "The Showdown", che invece si mantiene bella sostenuta per tutti i suoi dieci minuti di lunghezza.

Non mancano le sorprese nel mezzo, vedi "Never Say Goodbye", power ballad che ricorda vagamente certi brani dei Dream Theater del periodo anni 90, che vede la partecipazione di Sara Squadrani degli Ancient Bards come voce femminile. O più avanti, in "They Must Die", uno dei brani più tirati e dal mood abbastanza dark, spunta Tim "Ripper" Owens a dar man forte a Conti nei vocals. E sempre parlando di collaborazioni, su "United" spunta il finalndese Tony Kakko, in uno dei brani dal sapore più fantasy di tutto l'album, quasi fosse un brano folk, tra la melodia di base che ricorda veramente brani folk soprattutto germanici e l'intro eseguita col flauto.


Sono finite le sorprese? No, perchè una delle maggiori è la presenza di un breve ma egregio intermezzo completamente strumentale, "Beware The Train" che ha la funzione di introdurre l'ultima parte della narrazione. Di solito gli intermezzi strumentali tendono a lasciare un po' il tempo che trovano e non sono particolarmente memorabili, salvo le dovute eccezioni, ma in questo caso il brano è particolarmente azzeccato, ben incastrato nello scorrere generale di un album che non ha effettivamente una singola battuta d'arresto ma come un fiume senza dighe fa il suo percorso diretto, senza intoppi dritto nelle nostre orecchie.


Questo è infatti il grande pregio di questo disco, scorre bene, liscio come l'olio. Ma non nel senso che lo ascolti e te ne dimentichi, ma al contrario perchè non c'è niente nel mezzo che ti impedisce di ricordartelo. Nessun brano sbagliato, che stoni, nessun assolo messo lì tanto per allungare il brodo, niente fuori posto. Vero, questo è un genere di musica che può venire a noia relativamente in fretta, in cui è facile fare un passo falso e rovinare completamente il mood dell'ascolto, c'è solo qualche perplessità iniziale sulla ballad in seconda posizione di tracklist ma data la qualità della traccia in sè la perplessità sparisce in fretta per fortuna.


"Rabbits' Hill Part 2" è il seguito di un ottimo disco che mantiene lo stesso standard qualitativo apparentemente senza fatica, un album ben incastrato negli standard del genere ma che riserva qualche sorpresa qua e là che lasciamo a voi il piacere di scoprire. Ben vengano altri album dei Trick Or Treat, se la qualità è questa!





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