Motörhead
The World Is Yours

2010, UDR
Hard & Heavy

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 02/10/14

In un’intervista rilasciata poco prima della pubblicazione di “The World Is Yours”, Sua Maestà Lemmy aveva dichiarato di avere paura della morte, dall'alto delle sue sessantacinque primavere e nonostante una vita fatta di eccessi. Con questa premessa il titolo del disco potrebbe suonare quasi come un testamento, un passaggio di testimone alle nuove generazioni. In attesa di capire chi eventualmente raccoglierà lo scettro di un’eredità tanto ingombrante, noi comuni mortali ci ritroviamo ogni volta a raccontare un altro disco dei Motorhead. O se preferite, il solito disco dei Motorhead.

Già, perché ancora una volta Lemmy non inventa nulla e forse proprio per questo, si limita a esprimere gli stessi concetti invertendo l'ordine delle parole. Facile intuire che il risultato non cambia mai. La copertina è la stessa, gli attori gli stessi da qualche anno a questa parte, stessi riff, stesse melodie, stesse dinamiche. E stessa voglia di divertirsi, stesso attitudine al disimpegno, stessa disincantata tendenza all'autocelebrazione, quasi a volersi spogliare di qualsiasi responsabilità: “Rock n' Roll Music” fa il verso a “Born to Raise Hell”, “Born To Lose” è l'ennesimo esempio di titolo preso in prestito, più o meno come fa “I Know What You Need” con il riff di “Ace Of Spades”. Fa ancora capolino la “road crew” fra le righe del nuovo singolo “Get Back In Line”, niente di nuovo o quasi, se non fosse per il fatto che non ci sono ballad o episodi sperimentali, soltanto marcio rock n'roll da suonare senza compromessi, mescolato con le consuete lyrics specchio di una filosofia di vita che è già religione.

Qualcuno sarà stufato, qualcun'altro griderà al miracolo che si ripete ancora una volta. Davanti a tanta coerenza non possiamo altro che tirare giù il cappello, ogni disco dei Motorhead è il miracolo che si ripete, la dimostrazione che il rock n'roll non è cambiato di una virgola rispetto a tanti anni fa. La formula è sempre quella e non è neanche tanto difficile, si tratta solo di crederci e portarla avanti fino a quando avremo fiato nei polmoni, un po' come farà il caro vecchio Lemmy fino alla fine dei suoi giorni. Bye bye, bitch.




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