The Vision Bleak
Witching Hour

2013, Prophecy Productions
Gothic

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 31/10/13

Tremate, tremate, le streghe son tornate! Il destino però è loro avverso quando al comando dell'Inquisizione ci sono i Vision Bleak...

Fino a qualche anno fa la strada dei tedeschi The Vision Bleak sembrava destinata ad incontrare un immancabile, roseo futuro, con un posto d'onore già riservato nella folta schiera delle formazioni gothic metal nord-europee. Badate bene, il duo non si limitava ad usufruire del comparto musicale oscuro tanto caro ad altre band, ma impreziosiva la sua proposta con una teatralità non troppo comune, fatta di citazioni letterarie e visioni chiaroscurali, quasi volesse riportare in vita le macabre visioni dei maestri dell'orrore Poe e Lovecraft. Basta nominarli, e il pensiero corre dritto a dischi come “The Deathship Has A New Captain” e “Carpathia”, vere punte di diamante nella discografia dei Nostri. Quest'oggi la nebbia si dipana, la notte scende incontaminata e così, a tre anni dall’inabissamento del non proprio entusiasmante “Set Sail To Mystery”, arriva fino a noi "Witching Hour", un disco che riporta Ulf Theodor Schwadorf e Allen B. Konstanz in giro per i palchi, con l’ombroso peso di una speranza risanatrice sulle spalle.

Li avevamo lasciati esattamente così, con la premura urgente di un restauro, alla ricerca della perduta ispirazione. Arruolato un esercito di fattucchiere, i lugubri musicisti siedono stavolta sulla terra ferma, per raccontarci storie di ordinaria inquisizione e roghi, a quel tempo figli di un cristianesimo impaurito e accusatorio. Ma le cose non vanno per il verso giusto neanche in questo nuovo capitolo discografico, e la speranza iniziale viene prontamente tradita quando il duo inciampa sullo stesso sentiero tracciato dal precedente album. Ritroviamo sì gli ipnotici quanto ermetici riff ad opera di un buon Schwardorf, ma la barca non arriva mai sana e salva al porto. Il cerimoniere Konstanz appare ancora una volta poco ispirato e i tempi ormai passati in cui la sua voce accompagnava spettrali danze non sono altro che un ricordo sbiadito. Questa volta le streghe sembrano contorcersi, sì ma in preda ad un maleficio!

L’apertura è assegnata ad una title-track che sfigura parecchio al cospetto di  una “The Drama of the Wicked”. Ancora una volta le orchestrazioni vengono lasciate a morire sotto gli altri strumenti e gli interventi del soprano e del tenore Thomas Helm vengono candidamente esclusi dal lavoro. Non basta l’inserto di un flauto in “The Blocksberg Rite” per regalare qualche brivido, e nemmeno il ritornello di “Cannibal Witch” riesce a convincerci. Solo con la squillante e sinistra “The Wood Hag” (accompagnata da un discreto video in stop-motion) la noia sembra allontanarsi per un po’, vuoi per la struttura ben calibrata del pezzo o per il suo appeal catchy tutt'altro che scontato. Anche “Pesta Approaches” sembra risollevare leggermente le sorti di quest’album, con il suo decadente doom, ma “The Call Of The Banshee” svela ancora una volta quanto le orchestrazioni vengano calpestate in una canzone che, così come l'intero disco, di ispirato non ha praticamente nulla.

Avendo davanti a noi la Deluxe Edition dell’album ci ritroviamo a dover ascoltare il doppio episodio di “Witchery In Forests Dark”: l'affondamento del vascello raccontato nel corso di altri due estenuanti atti. Ebbene, sono tempi assai bui per i tedeschi e, date le circostanze, piuttosto che fantasticare di future glorie, preferiamo guardare al passato, e ai due gloriosi manifesti dell'Orrore che Schwadorf e Konstanz ci hanno lasciato in eredità.



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