The Doors
Feast Of Friends [DVD]

2014, Eagle Rock Entertainment
Rock

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 18/11/14

It’s a fictional documentary. I can’t say too much about it because we are not really making it, it’s just kinda making itself.” - Jim Morrison


A kind of movie it might not even be about us, for all we know.” - Robby Krieger


Non esiste migliore introduzione per affrontare quanto ci viene mostrato in questo documentario dell’universo artistico ed umano che gira attorno ai The Doors delle opinioni espresse da Jim Morrison e da Robby Krieger durante le riprese. “Feast Of Friends” è un oggetto decisamente atipico, ed in questo è un perfetto specchio della personalità complessa, sfuggente ed atipica della band. Il documentario in sé (38 minuti a colori, girato in 16mm tra il marzo ed il settembre del 1968), si distacca notevolmente dalla concezione canonica che oggigiorno si ha di tale tipologia di filmato: non viene raccontata nessuna storia, non vi è alcun filo logico a legare le varie sequenze, non vi è alcun approfondimento. Oltre ai numeri musicali ("Wild Child", "Moonlight Drive", "Five To One", "Not To Touch The Earth", tutti purtroppo presenti nella traccia audio solo come versione da studio prelevata dagli album della band), viene mostrato ben poco che possa aggiungere qualcosa di nuovo alla storia (ed alla leggenda) della band losangelina. Le singole sequenze, ampiamente improvvisate tanto che si potrebbe quasi parlare di cinéma vérité, mantengono una estrema naturalezza, mostrandoci i The Doors lontani dagli eccessi e dal divismo, però l’interesse che può avere un Jim Morrison che arriva in macchina e viene assaltato dai fan, o mentre parla di connessione tra musica e religione con il pastore Fred L. Stegmeyer, il “Minister at Large”, oppure i quattro musicisti in barca a vela o su una monorotaia, è veramente basso, se non addirittura inesistente, e può attirare solo i fan più accaniti della band, coloro che vogliono avere a tutti i costi la totalità del materiale targato The Doors. La decisione di voler pubblicare ufficialmente solo ora il documentario, pur essendo stato girato questo nel 1968, dice molto sulla reale consistenza del suo contenuto. Anche l’unico numero musicale presentato con audio in presa diretta, ovvero la versione di “The End” eseguita il 5 luglio del 1968 all’Hollywood Bowl, ha già avuto una migliore edizione nel DVD “Live At The Bowl ‘68” uscito nel 2012. Lo stesso fatto che l’esecuzione, della durata di ben sedici minuti, vada ad occupare quasi la metà del girato presente nel documentario ci mostra come questo progetto sia alla fine ben poca cosa. Un ulteriore punto a sfavore dell’appetibilità di questo “Feast Of Friends” viene dato dal fatto che nel corso degli anni ne sono circolate delle copie bootleg di scarsa qualità, azzerando così anche il fattore novità. Fortunatamente non vi sono solo aspetti negativi. Innanzitutto è da segnalare l’opera di restauro e ripulitura del vecchio girato, con conseguente riversamento in alta definizione che rende obsolete tutte le vecchie copie bootleg. In secondo luogo, la vera forza di questo nuovo prodotto, più che il documentario principale, sono invece gli extra presenti.


“Feast Of Friends: Encore” è un montaggio di spezzoni della durata di circa 35 minuti che riprende la stessa anima di “Feast Of Friends”, mostrandoci materiale all’epoca escluso dalla final cut, ampliamenti di quanto già visto all’interno del “fratello” maggiore (come per esempio la scena di Jim Morrison con il “Minister at Large”, qui nettamente più interessante), e chicche come il processo di evoluzione in studio di registrazione del brano “Wild Child”. Non aggiunge nulla di innovativo o esplosivo, ma è un piacevole supplemento, molto più appetibile proprio per la presenza di sequenze con dialoghi e dei dietro le quinte.



“The Doors Are Open” proviene invece dalla televisione britannica Granada TV. Anche in questo caso si tratta di un documentario di circa 54 minuti, andato in onda per la prima volta il 17 dicembre del 1968, che ripropone l’esibizione della band alla Roundhouse di Londra. Già presente in commercio con un’edizione in DVD nel 2002, la versione qui presentata si segnala per un lavoro certosino di correzione dei problemi di velocità causati da una erronea conversione dall’originale formato PAL a quello NTSC (presenti nelle precedenti versioni su supporto rigido) e per un audio completamente restaurato (soprattutto per quanto riguarda le linee vocali di Morrison, qui finalmente riportate al loro originario splendore). “The Doors Are Open” è un affascinante spaccato sociale che mostra la visione che aveva il popolo britannico della band losangelina, visione decisamente deviata e falsata, tanto che l’intento alla base di questo documentario è quello di politicizzare, a torto, l’opera artistica di Morrison e soci mediante anche l’utilizzo di inserti video raffiguranti la guerra in Vietnam, l’insurrezione sociale e razziale all’interno degli Stati Uniti, stralci di discorsi di Reagan e Nixon. Lo stesso Morrison, nel 1970, aveva già avuto modo di esprimere il suo dissenso nei confronti di questa visione: “Credo che il film sia molto interessante. [...] L’unico problema è che i tizi che hanno realizzato quel filmato avevano una tesi di cosa il loro film dovesse essere ancora prima che noi arrivassimo. Dovevamo diventare una rock band “politica”. Ha dato loro anche il modo di dare sfogo ad alcuni sentimenti anti-americani, che credevano anche noi condividessimo”. Propaganda politico/sociale a parte, le parti contenenti numeri musicali sono di tutto rispetto e mostrano la band all’apice della forma.



La chiusura è lasciata a “The End”, esecuzione del brano omonimo registrata durante la performance del gruppo nell’agosto del 1967 al The O'Keefe Centre Presents: The Rock Scene - Like It Is a Toronto, Canada. Il video, oltre l’introduzione dell’epoca ad opera di Noel Harrison, riporta interessanti spunti ad opera dei tre componenti ancora in vita e del secondo manager della band (dal periodo post-Morrison), Danny Sugerman. La particolarità di questa esibizione è data dal fatto che all’epoca i The Doors non erano ancora esplosi e si mostrano qui davanti ad un pubblico totalmente all’oscuro di chi siano o di cosa suonino, anche freddo in alcuni momenti, distante dalle folle oceaniche ed adoranti degli anni successivi. Gli stessi quattro musicisti sono visibilmente ancora acerbi e poco rodati. Un documento estremamente interessante per lanciare uno sguardo a come erano prima del divismo, delle ubriacature e delle liti.


“Feast Of Friends” è un DVD non perfetto, spesso sbilanciato verso aspetti che con la musica dei The Doors non c’entrano nulla, ma che acquista un certo fascino quando a rubare la scena è la musica della band. È anche un interessante spaccato sulla società, principalmente americana, della fine degli anni ’60, così carica di fermento sociale. Non aggiungendo nulla a quanto già detto sulla band nel corso dei decenni, non avrà un grosso richiamo per chi si trova solo ora ad avvicinarsi all’opera dei quattro musicisti, ma per chi ha già tutto di loro è un ultimo, delizioso tassello da non lasciarsi sfuggire.





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