Necrodeath
The Age Of Dead Christ

2018, Scarlet Records
Thrash/Black Metal

Al netto di una produzione non convincente al 100%, abbiamo indubbiamente apprezzato il tentativo dei Necrodeath di riportarci alle atmosfere di un tempo
Recensione di Icilio Bellanima - Pubblicata in data: 06/03/18

Nell'Olimpo del metal italiano, i Necrodeath meritano indubbiamente un posto d'onore, nonostante i centri non sempre perfetti, i dissidi interni e quel lungo stop che li ha visti gettare le basi del metal estremo "Made in Italy" nella seconda metà degli anni 80, per poi tornare più carichi e affamati che mai nel 1998-1999 con il devastante "Mater of All Evil" e riprendersi lo scettro di alfieri del thrash/black metal tricolore. Da 10 anni ormai, il combo ligure ha però trovato l'equilibrio, sfornando validi album, ma anche EP raccolte, con una certa continuità. E con "The Age of Dead Christ", che li accomuna simbolicamente e anagraficamente al "Cristo" del titolo (lungi però dall'augurargli di fare la stessa fine!) tracciando il 33° anno di vita, i Necrodeath si concedono persino quello che potremmo definire un momento di pura e semplice auto-citazione.
 

Lo lasciano intendere dal ritorno dell'ultima traccia del loro primo opus, la "The Undead" di "Into The Macabre" (riproposta con il titolo di "The Return of the Undead", con l'altrettanto leggendario A.C. Wild dei Bullzoder alla voce), la cui furia cieca è stata ora resa più comprensibile e ragionata, domata dall'evidente evoluzione dal punto di vista puramente tecnico (e ci mancherebbe), il cui stacco è più evidente rispetto alla produzione, che è un altro elemento distintivo di questa "operazione". Chi ha ancora nelle orecchie il lavoro precedente, "The 7 Deadly Sins", noterà da subito un sound con dei connotati più crudi e sporchi che ne enfatizzano la componente più macabra, e che, come accaduto in passato, potrebbe essere ancora una volta proprio la produzione a fare da spartiacque nella fan-base: per chi scrive, tolta la batteria e quei piatti dalla qualità artificiosamente retrograda (particolarmente sgradevole nella rullata di "The Master of Mayhem", in cui riemerge, di contro, il sempre apprezzato e fantasioso drumming di Peso, unico membro fondatore ancora presente), la lieve perdita di potenza e pulizia in senso stretto è infatti compensata da un marciume delizioso e quindi ben venga. Al contempo però, complice anche la sporcizia delle chitarre in non pochi frangenti, le sfuriate tipicamente thrash e slayeriane perdono un pizzico d'impatto e l'amalgama sonoro non risulta sempre convincente. L'anima atmosferica e black metal dei Necrodeath riesce comunque ad emergere vittoriosa (pur essendo, in proporzione, in netta minoranza): l'arpeggio portante e tremendamente malevolo di "The Triumph of Pain" ne è un buon esempio, o le dissonanze della parte centrale di "The Order of Baphometh". Più in generale, comunque, i tratti distintivi del combo, come il pescare a piene mani da più generi, la blasfemia lirica (come il "Credo", in italiano, recitato nella titletrack) ma anche il concedersi in maniera omogenea e coerente momenti più lenti e atmosferici, a tratti melodici, sono tutti perfettamente al loro posto, ed è questo ciò che conta.

 

Abbiamo apprezzato indubbiamente il tentativo dei Necrodeath di riportarci alle atmosfere di un tempo, ma se da un punto di vista puramente compositivo abbiamo ben poco da recriminare alla band genovese, con brani assassini e atmosferici al punto giusto, e un'ottima capacità di tenere alta l'attenzione alternando momenti più tirati ad altri più lenti e morbosi, alcune scelte effettuate in fase di registrazione e produzione fanno a nostro parere perdere qualche punto prezioso nella valutazione finale, comunque assolutamente positiva.




01. The Whore Of Salem
02. The Master Of Mayhem
03. The Order Of Baphomet
04. The Kings Of Rome
05. The Triumph Of Pain
06. The Return Of The Undead
07. The Crypt Of Nyarlathotep
08. The Revenge Of The Witches
09. The Age Of Dead Christ

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