The Sword
High Country

2015, Razor&Tie
Stoner / Hard Rock

Recensione di Matteo Galdi - Pubblicata in data: 11/10/15

Ultimo capitolo della ormai ultra decennale carriera dei texani The Sword, band di Austin che si è col tempo ritagliata uno spazio di primissimo piano nell'oceano di gruppi che attingono al sound "hard&heavy" del passato: quanto la nostalgia e la venerazione dei leggendari fasti del rock può essere un punto di forza? Distribuiti all'interno dei loro cinque album ritroviamo elementi cari al blues dei ‘60, per poi spaziare tra il rock dei primi '70 all'heavy metal degli anni '80. I Nostri conoscono (e venerano) senza dubbio la storia della musica.


A partire dal loro album d'esordio, "Age Of Winters", i The Sword hanno progressivamente alleggerito il sound e, mentre in passato erano evidenti anche richiami al metal più estremo di stampo thash "made in Bay Area", con il tempo hanno adottato riff di matrice blues (ricordandoci che dopotutto sono una band stoner), a volte riuscendo molto bene, a volte non mantenendo appieno la promessa, come accaduto con lo scialbo e povero di idee "Apocryphon", lavoro che precede il nuovo "High Country".


Ed è proprio con queste premesse e fissato questo contesto che va analizzato l'album, a partire dall'artwork molto "indie" (Tumblr?) che è come un avvertimento lasciato dalla band all'ascoltatore: non troveremo "cattiveria" al suo interno, ma sicuramente molto Rock. In "High Country" infatti troviamo sonorità molto orecchiabili, con ben quindici tracce che scorrono veloci e si lasciano ascoltare piacevolmente. Il sound, la cui matrice può essere collocata intorno agli anni '70, attinge molto dagli Zeppelin e sforna ritmi blues e hard rock (come in "Mist & Shadow", che presenta addirittura un interessante intro country), con insolite quanto inaspettate parti di pura psichedelia che donano freschezza, spezzando il ritmo e coinvolgendo l'ascoltatore. Troviamo dunque chitarre in primissimo piano, che eseguono una gran quantità di riff che vanno a costituire la colonna portante dei brani, supportate da un drumming efficace e compatto, con parti elettroniche a condire il tutto.


La novità di questo "High Country" è infatti proprio una componente elettronica molto marcata in alcuni brani, "Agartha" su tutti, dove sfruttando i pad elettronici e la drum machine i texani mostrano un indubbio coraggio, dando prova concreta a chi ascolta di non essere magicamente tornato nel passato, ma di ascoltare un disco che è del 2015, e che dopotutto è anche abbastanza attuale. Perché, va detto, l'errore in cui incappano molte band stoner è quello di copiare troppo guardando al passato, citando il passato ma anche autocitandosi a vicenda, in un'accozzaglia di materiale sterile ed inutile, troppo simile all'interno delle varie (troppe) band del genere, in un mercato musicale che non fa sconti a nessuno.


I The Sword compiono un ritorno ai "bei tempi che furono" lasciandosi alle spalle il doom e l'heavy metal, sulla scia di quanto già fatto dai Rival Sons e ponendosi forse in guerra aperta con i Royal Blood, attuali padroni del campo. Gli Sword non saranno mai innovatori e "High Country" non sarà neanche il loro migliore album: privo di particolari picchi creativi, va preso così come è ma a grandi dosi, perché si fa ascoltare con piacere e può dare tanto, basta sfruttarlo saggiamente. Magari in macchina, a tutto volume, mentre si sfreccia "on the road" su una qualche highway in giro per il "great country".





01. Unicorn Farm
02. Empty Temples1
03. High Country
04. Tears Like Diamonds
05. Mist and Shadow
06. Agartha
07. Seriously Mysterious
08. Suffer No Fools
09. Early Snow
10. The Dreamthieves
11. Buzzards
12. Silver Petals
13. Ghost Eye
14. Turned to Dust
15. The Bees of Spring

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