Ordalia
The Return of The King

2014, Barbarian Wrath
Heavy Metal

"The Return Of The King" è un album con un'anima. E' un album Romantico nella sua espressione tematica.
Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 06/10/18

Articolo a cura di Bruno Lanchi

 

E' dalle pendici del leggendario luogo di prigionia dei Ciclopi, il vulcano Etna, che proviene "The Return Of The King", album dei siciliani Ordalia prodotto nel 2000 in sole 50 copie e riproposto dall'etichetta teutonica Barbarian Wrath nel 2014. Esso appartiene a quella lunga serie di produzioni musicali vittime del perverso gioco di Tyche, la quale dispensa con cieca casualità gloria immeritata oppure oblio, accanendosi quest'ultimo su una lunga lista di gruppi musicali che meriterebbero il giusto successo. 

 

Le influenze musicali citate con orgoglio nel booklet, i Black Sabbath, i Cirith Ungol e i Warlord ad esempio, non faranno mai storcere il naso agli ascoltatori, perché Mario Di Prima, compositore e leader della band, attinge oltre che da questo fertile terreno di pilastri generazionali del panorama metal, anche da un personale background culturale di qualità, che riesce a fondere e riproporre in melodie e testi mai scontati.

 

L'Heavy Metal ordaliano è innanzitutto Fantasy e questi due elementi, il Metal ed il Fantasy, quasi imprescindibili l'uno dall'altro, vengono riproposti nell'album attraverso le epiche atmosfere della title-track: "The Return Of The King" e "Mormegil", due brani che esaltano la produzione letteraria di JRR Tolkien. La band ci trasporterà con eroiche sonorità nella cupa atmosfera degli ultimi giorni in cui la speranza di sopravvivere all'Oscurità è tenue e si invoca a gran voce il ritorno del ritorno di Re Aragorn:

 

"Return my king from the Westland!
Aragorn is your name!"

 

 ...oppure rappresenterà la drammatica ed evocativa condanna ed il fato beffardo dell'eroe tragico tolkeniano Túrin Turambar, detto Mormegil, the Black Sword.

 

Non solo il dramma, ma anche la pura e potente forza evocativa dello spirito barbarico howardiano e le tematiche arthuriane, rappresentano la "sfida", il giudizio, al quale la band siciliana si sottopone in un contesto musicale che è fortemente cambiato rispetto al loro credo e pensiero tipicamente ottantiano e "puro" nella sua genesi.


Ma il Metal è anche rappresentazione delle passioni umane, che gli Ordalia omaggiano attraverso la ballad dell'album, "Wonder of Devotion", in cui versi e musica si fondono in un brano retaggio dell'amor cortese. Ma soprattutto è Poesia, e "Crystal Tower" ne rappresenta la sua espressione più evocativa: i riff ipnotici della chitarra e la coinvolgente e teatrale voce del singer Martin Romero Handu de Coix, che in tutto l'album contribuisce in maniera formidabile a creare il giusto pathos -un vero e proprio "strumento aggiunto"-, ci trasportano nelle visioni mistiche del poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, nel poema "Kubla Khan: or, a vision in a dream":

 

"There's a princess in a Crystal Tower
She's prisoner of Xanadu
There's a lady in white with long black hair
She's slave in chains down in the gloom.
I will help you if I may
Let me share, let me share your love
In the crystal of all desires
Let me share, let me share your love."


"The Return Of The King" è un album con un'anima. E' un album Romantico nella sua espressione tematica. Le note che propone sono per un pubblico che possiede una capacità di percepire la musica oltre i generi, i nomi, la nazionalità e le mode. Gli Ordalia ci insegnano che si può fare Heavy Metal senza necessariamente ricorrere al "globalismo" musicale delle produzioni degli ultimi cinque-dieci anni, bensì attraverso la riproposizione studiata di quegli "ambienti" dell'animo umano che costituiscono la base della musica metal.





01. Blood And Fire
02. White As The Snow
03. Ordalia
04. Crystal Tower
05. Cry Of The Banshee
06. The Return Of The King
07. Wonder Of Devotion
08. Mormegil
09. Dance Of The Fairies

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