Avatar
The King Live In Paris

2019, Century Media Records
Melodic Death Metal

Dopo un cammino lungo diciassette anni e sette album, gli Avatar siglano il loro primo album dal vivo
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 19/05/19

All'inizio del nuovo millennio, il death metal melodico ha saputo regalare al mondo della musica, specie guardando al nord, un momento di rovente creatività; nel magma creativo di quegli anni, impossibile non pensare agli Avatar, che ne rappresentano l'ala meno oltranzista, aperta alla ricerca di atmosfere e soprattutto abile a tessere cicli epici di grande respiro musicale. A diciassette anni e sette album di distanza dal suo esordo, la band svedese dà alle stampe "The King Live In Paris", inciso dal vivo con tanta energia e pochi fronzoli durante l'esibizione a Parigi, nell'estate del 2018.


Si tratta di un lavoro decoroso? A livello esecutivo, abbastanza; la produzione è di alto livello e, sebbene la tenuta e la presenza del vocalist siano meno incisive che in studio, la resa complessiva è energica nell'esecuzione e limpida nel suono. Questo detto, qualche difetto non manca; ad esempio, per quel che riguarda il distacco avvertibile tra gli strumenti analogici e le keyboard, là dove compaiono; in studio è ovviamente più agevole amalgamare i due livelli, ma pensiamo che in postproduzione qualcosina di meglio si sarebbe potuto fare. La seconda obiezione è di concetto. Disorienta un po' la scelta di una setlist poco avvertita, che non dà risalto all'ultimo lavoro "Avatar Country" né, di contro, propone versioni live di "The Great Pretender" o "My Shining Star" o "Queen Of Blades" del fortunato S/T del 2010, brani che hanno contribuito a cementarne la fama e sono qui clamorosamente elusi.


Peccato, perché nelle parti più energiche di "Paint Me Red" e "Let It Burn" o in quelle più drammatiche di "Hail The Apocalypse" o "The Eagle Has Landed", la band riesce davvero a incendiare i timpani; purtroppo nel lavoro complessivo c'è qualcosa di sbilanciato, poco rappresentativo e che non rende davvero giustizia di tutto quello che questa band è in grado di fare al suo meglio. Lavoro, in sintesi, che sconsiglieremmo a chi non conosce ancora gli Avatar perché non li coglie a dovere.





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