The Ferrymen
The Ferrymen

2017, Frontiers Music
Melodic Metal

Recensione di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 27/05/17

Prendi Ronnie Romero, voce che Sua altezza Richie Blackmore ha insignito del titolo di ugola dei Rainbow, (nonché frontman dei Lords of Black), aggiungi un "uomo garanzia" che ha suonato con una lista tale di stelle da illuminare a giorno la più buia delle notti (solo per citarne alcuni: Yngwie Malmsteen, Tony MacAlpine, Steve LukatherGamma RayRageAxel Rudi Pell, Marco Mendoza e Kee Marcello) che risponde al nome di Mike Terrana alla batteria e spolvera il tutto con il groove di Magnus Karlsson dei Primal Fear (chitarra, basso e tastiere). Cosa potrebbe mai accadere? Che un'estate in Svezia vedano la luce i The Ferrymen, ovvero un progetto dal sapore melodic metal targato Frontiers, con tanto di tocco magico del nostro Simone Mularoni (DGM) a rendere questo lavoro più che promettente. Avere una voce come quella di Romero dev'essere stato un vero e proprio parco dei divertimenti per un autore come Karlsson che non dovrà mai preoccuparsi di decidere oltre quale confine spingersi nelle difficoltà tecniche o interpretative di un brano. Per Terrana calarsi in uno stile che ha contaminato con il suo deve essere stato molto motivante perché in questo album ci sono momenti unici che potremmo definire "groovy metal", per non parlare dei backing vocals (anche a cinque o sei voci) alla Def Leppard.

 

Si comincia con "End Of The Road", un'esplosione di quel si chiama "mestiere". Un suono imponente e dal carattere spiccato, con la voce di Romero che ci accompagna dal paradiso all'inferno, proprio come il traghettatore sulla copertina dell'album, cantando: "I'm walking through the fire... on the top of the world... at the end of the road". E' chiaro fin da subito che siamo davanti ad un prodotto di altissima qualità. Si continua con "Ferryman", che inizia con una intro di tastiere che ha in sè una magia epica e senza tempo, per poi prendere il volo con picchi di impetuose e altalenanti dinamiche (bellissimo lavoro sui testi e sulle linee vocali). "Fool You All" ha un'anima hard rock, con riffs di carattere e un tiro spettacolare, molto più melodica rispetto ai primi due pezzi, mentre "Still Standing Up" ha un incedere maestoso tra il rintocco delle campane, i cori lontani e infine il fragoroso lavoro di Mike Terrana che infligge scudisciate indicibili sulle pelli senza un attimo di respiro. Peccato per il ritornello meno incisivo e un pò forzato. "Cry Wolf" ci spiega come si catalizza da subito l'attenzione di un ascoltatore con chitarre rabbiose e ci traghetta, grazie a tastiere piene e un cantato interpretativo, alle stelle. "One Heart" è il momento soft ed emotivamente impegnato della prima metà della tracklist, con la voce di Romero che sorvola un tappeto strumentale appena accennato lasciando spazio ad una poesia e ad una melodia sognante (si parla, appunto, di sogni infranti) e il pezzo finisce subito nella top 3 dell'album. "The Darkest Hour" si apre poi con un ticchettio inesorabile che scandisce il tempo che passa, per poi attaccare con un riff di chitarra non propriamente originale e il pezzo in sé sembra non decollare mai, non esattamente la migliore track del disco. Stupisce inizialmente "How The Story Ends", che ha un ritmo spiccatamente diverso dal resto delle canzoni, ma poi non riesce a mantenere vivo l'interesse. Per fortuna ci pensa "Enter Your Dream" a prenderci per la gola e scuoterci violentemente i timpani con una band rabbiosa e delle ritmiche da mettersi le mani nei capelli. "Eyes On The Sky" dopo il primo minuto scarso lascia quasi basiti per la varietà e la geniale apparente semplicità della struttura di un pezzo che probabilmente cantato da chiunque altro non avrebbe lo stesso impatto devastante, c'è moltissimo spazio tra le parti che Ronnie Romero gioca a riempire con tutto il suo talento. "Eternal Night" con questi archi e questo pianoforte che ci spingono oltre i confini della bellezza fanno da scenografia a uno dei pezzi migliori in assoluto dell'album per atmosfera, intenzione, perfezione tecnica ed emozione.
 
Ed eccoci entrare finalmente in porto, ma nel più non convenzionale dei modi, ovvero con un'accelerata devastante, come se quanto proposto in precedenza non fosse bastato: "Welcome To My Show" chiude, seppur senza picchi di originalità ma con una performance vocale esagerata, un album che ci fa sperare che personaggi di questo calibro, per i quali non esistono limiti tecnici o potenziali, non smettano mai di insegnare ai giovani musicisti o "aspiranti leggende" là fuori, cosa significhi "farsi sentire". Ci auguriamo che non si tratti di un progetto isolato e di vederli presto su qualche palco insieme.




01. End Of The Road
02. Ferrymen
03. Fool You All
04. Still Standing Up
05. Cry Wolf
06. One Heart
07. The Darkest Hour
08. How The Story Ends
09. Enter Your Dream
10. Eyes On The Sky
11. Eternal Night
12. Welcome To My Show

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