The Amity Affliction
Misery

2018, Roadrunner Records
Metalcore

Recensione di Matteo Pasini - Pubblicata in data: 26/08/18

Colpo di coda estivo per i The Amity Affliction, che con il loro ultimo lavoro "Misery" regalano un prolungamento della bella stagione quando ormai è al suo calare. Infatti questo album trasmette freschezza e spensieratezza, riportando alla mente le vacanze appena passate, o perché no, quelle che devono ancora arrivare.


La band australiana incentra il suo lavoro su un mix composto da metalcore e melodie pop-punk, con queste ultime che vanno in netta prevalenza e che rimandano a quel suono tipico dei primi anni duemila, quando band come i Blink 182 spopolavano in lungo e in largo; facendone scaturire un prodotto che ha un sound molto orecchiabile, ma che cerca di rimanere in bilico fra l'alternative ed il commerciale. La partenza spiazza e non poco, "Ivy (Doomsday)" presenta un inizio in chiave acustica con chitarra e piano a supportare voce di Ahren Stringer, creando un clima di pace e serenità, prima di esplodere in un impeto di veemenza che investe l'ascoltatore con l'intervento dello scream di Joel Birch. Si prosegue su un andamento compassato, soprattutto se si pensa all'origine del gruppo, dove le basi elettroniche sono corpose ed inondano lo spartito messo in atto dai nostri. Quindi con "Feels Like I'm Dying" e "Holier Than Heaven", ci sarà un tuffo nel periodo contemporaneo, dove gli elementi citati poco fa diventano la colonna portante dei brani, con il continuo e duraturo alternarsi della parte melodica a quella più deathcore, soprattutto in ambito vocale. Misery pare essere un diesel che carbura piano piano, ma che non arriva allo sprint finale dando la dovuta accelerazione. Anche se durante la stessa title-track dell'album si avverte un leggero cambiamento, nel quale la parte ritmica si fa più serrata e ingloba quella elettronica, quest'ultima si impadronisce della scena durante il ritornello, diventandone l'assoluta protagonista accompagnando lo scream. "Black Cloud" è una canzone il cui titolo è la perfetta rappresentazione dell'ambientazione musicale che i nostri cercano di dare, atmosfere più cupe e oscure che annebbiano ciò che è stato costruito finora, immancabile la presenza dell'impeto vocale, senza però voler eccedere con la violenza sonora che ci si potrebbe, e vorrebbe, aspettare. L'album continua su questo livello fino alla sua conclusione, con un canovaccio abbastanza standardizzato, dove si comincia con un attacco leggero per andare verso l'increscere finale, tutto molto orecchiabile e di facile lettura, senza eccessivi colpi di scena che possano entusiasmare ma con la struttura adatta a generare un clima allegro, ne sono un esempio "Drag The Lake" e "Set Me Free".


"Misery" rispecchia la tendenza odierna di un continuo ed incessante avvicinamento alle melodie pop, per rendere il prodotto finale decisamente più fruibile al grande pubblico; e sicuramente i The Amity Affliction hanno raggiunto, con questo album, l'obiettivo di creare un lavoro ad ampio spettro, poiché anche se non sono presenti tratti particolarmente incisivi, il lavoro in fase di produzione è davvero ottimo: i suoni sono puliti e ben curati, ogni canzone è diretta ed efficace ed il suo andamento consente di farla rimanere impressa in testa per parecchio tempo dopo l'ascolto della stessa.





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