Thank You Scientist
Terraformer

2019, Evil Ink
Progressive Rock

"Una manica di strambi che produce musica per strambi a cui importa ancora qualcosa della musica stramba". Tutte le premesse ci sembrano ottime.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 03/07/19

"Una manica di strambi che produce musica per strambi a cui importa ancora qualcosa della musica stramba".


Questo il personale biglietto da visita con cui i Thank You Scientist introducono al pubblico la loro nuova musica. Certo, un pubblico di strambi, di sicuro non tra i più consistenti in circolazione, ma consapevole di seguire una realtà che sta dicendo la sua in modo originale e senza dubbio personale, facendosi sempre più strada all'interno dell'universo progressive.


Vero, non possiamo dire che siano i primi nel loro genere e, se la citazione in apertura di questo articolo vi è suonata un tantino zappiana, certo non è un caso. Il baffuto maestro, precursore assoluto della "musica stramba", è sicuramente tra le primissime ispirazioni del settetto del New Jersey, che ne mescola il genio ribelle con una matrice più classica e jazz, in un genere al contempo capace di strizzare l'occhio ai seguaci più accaniti del progressive metal e di rendersi accattivante attraverso al cantato a dir poco catchy di Salvatore Marrano. Insomma, un bel casotto da spiegare in una recensione, noi comunque ci proveremo.


L'ascolto delle 13 tracce di "Terraformer" conferma un po' quelle che erano le sensazioni che avevano accompagnato le uscite dei singoli, in particolare la title track, che evidenziano una tendenza più orientata alla ricerca musicale senza troppe regole rispetto ai tratti un po' più poppeggianti, pur nella loro singolarità, del precedente "Stranger Heads Prevail". Al contrario di quanto il titolo dell'album potrebbe far pensare, infatti, più che rendere il proprio pianeta più abitabile, sembra che i TYS abbiano riposto tutte le chip sul grande estro musicale dei propri componenti, nonché sulla qualità del materiale registrato.


Di qualità, appunto, se ne trova a pacchi, passando per pezzi come "Son Of A Serpent", "Chromology" e la vivace "Everyday Ghosts". La vocazione jazz tende spesso e volentieri ad avere la meglio, sulle ali del basso magistrale di Cody McCorry, nutrendo i brani di quell'imprevedibilità musicale che fa pensare a tratti ad una versione più allegra dei Mars Volta, giusto per scomodare qualche altro paragone illustre, e alleggerendo un po' la struttura a tratti più heavy dei precedenti capitoli.


Insomma, giunto alla terza release, lo stile dei Thank You Scientist sembra prendere sempre più forma e al contempo spaziare per nuovi orizzonti senza apparente motivo di indugiare. Il materiale di "Terraformer" è massivo, sia in termini quantitativi che di "impegno" della musica registrata ed è difficile fornirne un giudizio che non possa essere soggetto a variazioni che il tempo potrà portare. Di certo non possiamo che fare un plauso alla tecnica e alla creatività di questi 7 ragazzi, che hanno dato vita ad un lavoro onesto e qualitativamente ineccepibile, forse solo un po' troppo dilatato in certi aspetti o leggermente ripetitivo nel cantato.





01. Wrinkle
02. FXMLDR
03. Swarm
04. Son Of A Serpent
05. Birdwatching
06. Everyday Ghosts
07. Chromology
08. Geronimo
09. Life Of Vermin
10. Shatner's Lament
11. Anchor
12. New Moon
13. Terraformer

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