Cities Of Mars
Temporal Rifts

2017, Argonauta Records
Doom Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 18/12/17

Provenienti da Göteborg, i Cities Of Mars sgranano le perle di un colossale doom metal a tema fantascientifico: dopo l'ottimo EP "Celestial Mistress" (2016), mini concept dalle remote tendenze psych/sludge, il debutto sulla lunga distanza continua la storia di una cosmonauta del KGB atterrata su Marte nel 1971 e intrappolata in un'atavica cospirazione. Aspetto singolare, soprattutto per una tipologia musicale che si concentra spesso su qualsiasi altro soggetto piuttosto che su un outerspace  a tinte vintage: fresca boccata d'ossigeno in un contesto dominato da universi lovecraftiani e cattedrali di dolore epico, "Temporal Rifts" si inserisce tra le evoluzioni abnormi degli Sleep e la compattezza progressiva dei primi Mastodon, e scopre nell'attitudine per godibili linee melodiche, tradizione mutuata inevitabilmente dalla città d'origine del combo, la chiave di volta della propria peculiarità.
 
 
L'introduzione fangosa procura un biglietto per l'ultima frontiera dello spazio: "Doors Of Dark Matter, Pt. 1: Barriers" dimostra quanto il sound pulito e massiccio del terzetto risulti capace di accrescere la fluttuante sensazione di veleggiare nel vuoto: sebbene le voci del bassista Danne Palm e del chitarrista Christoffer Norén ricordino in tono minore il ruggito di John Baizley dei Baroness, tuttavia esse concorrono a rafforzare un mood cavernoso ricco di fenditure armoniche e luminose in grado di squarciare il granitico monolite in galleggiamento nelle pastoie nell'ignoto.
 
 
In "Envoy of Murder" una devastante guerra civile imperversa sul pianeta rosso: un folle scienziato forgia ragni biomeccanici di sconvolgente distruzione. Una trama che diventa emozionante di minuto in minuto, i fraseggi procedono lugubri e spossati, si avverte il senso dell'Apocalisse imminente, ma ecco che su "Gula, A Bitter Embrace" il pesante pizzicare riprende quota: il chorus zampilla, emettendo boati da navi in collisione. Il drumming martellante di Johan Küchler non conosce pause, sciogliendo nel ventre ritmico della percussione a oltranza l'armonia dialogica degli strumenti in liquefazione ascetica. Il basso gonfiato a dismisura di "Children Of The Red Sea" e il riffing a cascata di "Caverns Alive!" schiaffeggiano alla stregua di oscuro presagio, non rifiutando scorie psichedeliche da assorbire con tossica beatitudine.
 
 
Pur riscontrando alcune falle negli arrangiamenti e nel songwriting complessivo, sia nei dettagli dell'intreccio a supporto del disco sia nella parziale riproposizione di cliché già utilizzati da gruppi cardine del genere, ai Cities Of Mars non si può negare un'ottima perizia esecutiva accoppiata a una piacevole polla eufonica specificatamente svedese: elementi che rendono interessante un tragitto sonoro teso alla soluzione dei misteri dell'inesplorato. Millenni a ritroso nel tempo in direzioni di ellittica conoscenza.




01. Doors of Dark Matter, Pt. 1 Barriers
02. Envoy of Murder
03. Gula, A Bitter Embrace
04. Children of the Red Sea
05. Caverns Alive!

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