Hell Obelisco
Swamp Wizard Rises

2018, Argonauta Records
Sludge

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 26/04/18

Nuota agile e voluttuoso nelle malsane acque delle paludi il superguppo degli Hell Obelisco: una limacciosa accolita formata nel 2015 da vari membri di fondamentali band estreme del Belpaese, dagli Schizo ai Sinoath, dai Monumentum agli Evilgroove. Non dei novellini dunque, bensì musicisti esperti capaci di costruire un implacabile monolite di chiara derivazione statunitense e vicina a formazioni a nome Crowbar ed Eyehategod: impasto colloso in grado di avvinghiare il malcapitato ascoltatore nelle stringhe di verdastre sabbie mobili, "Swamp Wizard Rises" presenta una serie di brani legati concettualmente dalla rabbia e dalla ribellione di una natura martoriata nei confronti di un'umanità insensibile e sfruttatrice. Pur non mancando pezzi meno impegnati, o quantomeno che divagano dal tema principale, il clima canicolare che si respira nelle nove tracce crogiola fumante in un corpulento e sporco calderone sludge tutt'altro che immune da influenze doom, hardcore e psych: l'evidente testimonianza che anche in Italia il fango può attecchire sulle pareti degli studi di registrazione e colare gioiosamente dalle nostre orecchie. 
 
 
Un'aggressività pura e cruda che percuote le viscere sin dall'opener "Voodoo Alligator Blood": la partecipazione vocale di Tony J.J. dei Transport League, lo schianto esplosivo di piatti e tamburi, il carico di fraseggi stratificati e di brutali linee di basso dettano immediatamente le coordinate di un sound pesante e complesso che non disdegna classici solo di stampo heavy. Le vendette contro il bullismo caratterizzano le liriche di una "Teenage Mammouth Club" che, pur immersa in un imponente macigno di fuzz, cerca affannosa oasi melodiche in cui respirare, laddove "Escaping Devil Bullets", nell'incedere ansiogeno da rapina in banca, devia verso un gommoso stoner ricco di densi putridumi valvolari.
 
 
"Earth Rage Apocalypse" da par suo, parte dapprima con uno spoken word ammonitore proveniente dallo spazio, poi freme irascibile nell'alternanza di pachidermici stop&go, infine rallenta decisamente pascendosi di un conato lisergico di smisurato livore: intanto, se la presenza di Carmelo dei Novembre rende "Biting Killing Machine" una cupa cavalcata sabbathiana negli anfratti catacombali del destino, il southern grezzo e spesso di "Death Moloch Rising" e la cadenzata "Dead Dawn Duel" si affiancano quali campioni luminosi della poliedricità dell'act dello Stivale. Chiudono il lotto "High Speed Demon", maggiormente propensa a mostrare una dinamica scorza rock nella consueta congerie di melmosa mattanza, e la simbolica "Black Desert Doom", che nell'allusivo titolo contiene non soltanto la cifra della propria essenza, ma altresì si pone come sigillo qualificativo dell'intero disco.
 
 
Ancora una volta Argonauta Records si mostra attenta e lungimirante, permettendo agli Hell Obelisco di costruire torbide piscine nelle quali sguazzare a piacimento: pingui e feroci zanzare volano sulle alture acquitrinose di Caddo Lake.




01. Voodoo Alligator Blood
02. Teenage Mammoth Club
03. Escaping Devil Bullets
04. Earth Rage Apocalypse
05. Biting Killing Machine
06. Death Moloch Rising
07. Dead Dawn Duel
08. High Speed Demon
09. Black Desert Doom

LiveReport
Sziget 2019: la 27esima rivoluzione dell'amore - Budapest 07/08/19

Intervista
Twilight Force: Alessandro Conti (Allyon)

Recensione
Equilibrium - Renegades

Recensione
Slipknot - We Are Not Your Kind

LiveReport
Metal for Emergency 2019: Anthrax, Destrage & more - Filago 04/08/19

Speciale
Le rinascite di Bruce Dickinson