Stray Train
Just 'cause you got the monkey off your back doesn't mean the circus has left town

2016, Saol
Heavy Blues Rock

Buona la prima, ma non troppo. 

Recensione di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 02/08/16

Il cantante Luka Lamut, il bassista Niko Jug, il batterista Luka Čadež, i due chitarristi Jure Golobič e Boban Milunović. Tutti musicisti di vaglia con la passione del blues. Un giorno, nei primi mesi del 2015, si sono incontrati e hanno deciso di formare una band: gli Stray Train. Originariamente l'unico obiettivo della band era quello di divertirsi suonando cover rock-blues in piccoli club di Lubiana. Bello, ma non troppo. Ben presto quella che era cominciata come un'avventura live senza pretese si è trasformò in qualcosa di molto più grande e articolato, e i cinque ragazzotti hanno salutato le cover. Si sono trovati, si son seduti e hanno iniziato a scrivere diversi brani inediti che li hanno portati ad incidere Just ‘Cause You Got The Monkey Off Your Back Doesn't Mean The Circus Has Left Town, il loro album d'esordio in poco meno di una settimana. Il tutto è avvenuto negli studi della Amsterdam Rercording Company, sotto la supervisione di Igor Wouters per le registrazioni, Guido Aalbers per il missaggio e Andy Vandette per la masterizzazione.

 

L'esordiente impresa mostra un'impalcatura hard rock blues solida, con richiami evidenti a band come i Deep Purple, i Led Zeppelin e soprattutto i Bad Company. "Soulseller", la canzone di apertura del disco attrae con il suo un buon groove di base, ma andando avanti nell'ascolto qualcosa non funziona proprio nel modo che ci si aspetterebbe: i riff sono molto simili, senza originalità, anche laddove sono presenti canzoni con contaminazioni evidenti da altri generi, non si nota mai il guizzo creativo che avrebbe portato a far fare il salto di qualità a questa prima prova degli Stray Train. "Dead Romance", tra le canzoni, è quella dalle sonorità più dure, maggiormente hard & heavy, mentre "Green Card Paradise" risulta essere la canzone più melodica dell'intero lavoro. La canzone di chiusura "Can't Buy Happiness(... not even in December)" ha delle sonorità di un classico grunge ma è "Man or Stone" con la sua chitarra in primo piano e una cupa batteria che risulta essere il miglior prodotto dell'album.

 

Tirando le somme quello che colpisce, nello sviscerare le tracce di questo lavoro, è la spontaneità del sound, organico ed energico: tutti gli strumenti sono stati registrati dal vivo, senza sovraincisioni o modifiche. Questo atteggiamento, in un epoca in cui le modifiche alle tracce sono sempre più massicce, è un pregio di cui tener conto. Proprio per questo sebbene non sia un lavoro che riesca a fare breccia immediatamente per la propria originalità, l'album rimane capace di ritagliarsi il proprio spazio all'interno della libreria di un appassionato che abbia la voglia di ascoltare circa mezz'ora di hard rock blues senza -eccezionali- pretese.





01. SoulSeller

02. I Wish I Could Be Free

03. Wander Man

04. Green Card Paradise

05. Blow

06. Plastic Princess

07. Dead Romance

08. Man Or Stone

09. Can't Buy Happiness (...Not Even In December)

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