Nad Sylvan
Spiritus Mundi

2021, Inside Out Music
Progressive Rock

L'artista scandinavo si immerge in ambientazioni dai caratteri mistici ed eterei, confrontandosi con la poesia di Yeats.
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 07/04/21

Prima la militanza negli Agents Of Mercy, poi la partecipazione al progetto "Genesis Revisited" di Steve Hackett, infine la pubblicazione da solista di "Courting The Widow", "The Bride Said No" e "The Regal Bastard", trilogia dedicata al tema del vampirismo: i tentativi di Nad Sylvan di imporsi quale uno dei nomi più affidabili dell'universo progressive rock europeo hanno ricevuto, benché in colpevole ritardo, il meritato e unanime riconoscimento. Nel nuovo lavoro "Spiritus Mundi", il singer e polistrumentista svedese si fa da parte per quanto riguarda la stesura dei testi, lasciando che sia la musica a plasmarsi intorno alle poesie del premio Nobel William Butler Yeats. Un disco audace, dunque, che cerca di tramutare in note il lirismo magico e figurato dello scrittore irlandese attraverso arrangiamenti lineari e soffici tappeti melodico/orchestrali, con la maggior parte delle tracce trainate dalle chitarre acustiche e da squisiti intarsi vocali stile Peter Gabriel/Phil Collins.
 
L'artista scandinavo costruisce i propri bozzetti avvalendosi del fondamentale aiuto, strumentale e nel cantato, di Andrew Laitres e degli interventi di guest star del calibro di Tony Levin, Jonas Reingold e Mirkko De Maio, che apportano un pizzico di sostanza alle rarefatte atmosfere del full length. Si respira, in effetti, un clima complessivo sospeso tra il fiabesco e il pastorale, quasi come se i Genesis di "Selling England By The Pound" rivisitassero il loro vecchio "Trespass" dopo una promenade nella sezione preraffaellita del Birmingham Museum & Art Gallery. In questo senso, sono soprattutto i due brani dalla struttura transitoria e cangiante che aprono l'album, "The Second Coming" e "Sailing To Byzantium", a dare l'idea della miniatura elegante e calligrafica che cresce d'intensità panoramica con lo scorrere dei minuti, incorporando scanalature New Age, umori à la Simply Red e distrazioni boogie-woogie.
 
Il resto del lotto pullula di pezzi melliflui, vellutati, a tratti nebbiosi, capaci di dipingere con delicatezza la storia dell'amore di un giullare per una regina ("Cap Bells"), il viaggio di Re Artù verso Avalon ("To An Isle In The Water"), l'episodio, intriso di leggenda, di un bambino rapito dalle fate ("The Stolen Child") o i punti di vista del cacciatore e della preda ("The Hawk"). Si velano, invece, di leggera amarezza e oscurità "The Realists" e "The Witch And The Mermaid", mentre tocca a "The Fisherman", canzone contrassegnata dalla presenza della slide guitar e da una sezione ritmica in chiave funky, concludere la scaletta con accenti trionfali e decisamente raggianti.
 
Con "Spiritus Mundi", Nad Sylvan abbandona le sue amate ambientazioni tardogotiche per immergersi in un mood diverso, dai caratteri mistici ed eterei, a cui avrebbe giovato qualche sventagliata aggiuntiva di imprevedibilità e dinamismo. Yeats, comunque, ringrazia sentitamente.




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