Sons Of Apollo
MMXX

2020, Inside Out Music
Hard Rock, Progressive Metal

Gli eredi di Apollo sfornano una nuova conferma, percorrendo un sentiero già tracciato e su cui ora si sentono sicuri.
Recensione di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 20/01/20

Lo scenario musicale 2020 per i Sons Of Apollo si apre, ancor prima della pubblicazione di un nuovo lavoro materiale, con l'incasso di un risultato a livello di squadra che riflette un'invidiabile coesione e solidità venutasi a creare in questi ultimi tre anni a partire dalla fondazione, complici gli innumerevoli momenti trascorsi assieme sia in studio che durante il lungo tour.

Il supergruppo d'oltreoceano si era presentato al grande pubblico con una letterale"sinfonia psicotica", e se già con il primo album la loro proposta musicale sfaccettata era stata collaudata con un motore a benzina, questa volta è sicuramente il lubrificante rappresentato dalla maggiore chimica tra i vari pezzi della macchina compositiva, ovvero il trio Portnoy - Sherinian - Bumblefoot, a fare la differenza.

Il secondo album è sempre un banco di prova, sia per il "produttore" che il "consumatore". Iniziamo col dire che si ritrova la lunghezza generale delle tracce a cui i nostri ci hanno abituati, sempre sopra i canonici 4 minuti per un totale di circa un'ora di ascolto. Così come l'onnipresente e articolato instrumental break nella seconda metà del brano che lascia spazio ad ogni membro di potersi esprimere al meglio: se da un lato questo è sinonimo di equità e di integrazione, d'altro canto il virtuosismo a tratti può risultare eccessivo e confusionario. I punti di forza rimangono le rivisitazioni in chiave moderna di alcune sonorità del passato, soprattutto hard e prog rock, che emergono alternativamente l'una sull'altra. 

"Goodbye Divinity", opening track e primo singolo estratto, si apre in una dimensione spaziale per poi piombare sulla Terra sotto le vesti di una travolgente cavalcata sonora, risultando una delle tracce più rappresentative del lotto. Così come è di spicco, per il fatto di scostarsi dalle altre, "Desolate July", dedicata alla memoria dell'amico David Z, bassista e membro degli Adrenaline Mob scomparso tragicamente nel luglio 2017: la struggente melodia al piano e le successive distorsioni sulla sei corde rispecchiano il subbuglio dell'animo dove il ricordo si mescola al dolore. Degna di nota, inoltre, l'intro ricca di alterazioni di Sherinian in "King Of Delusion": mai come in questo album l'ex-Dream Theater ha saputo far parlare il suo piano. 
"Asphyxiation", invece, inizia e si conclude nella sua stessa atmosfera soffocante e caotica, rimanendo vittima della ciclicità su cui è costruita; mentre "Wither To Black", "Fall To Ascend" e "Resurrection Day" possono tranquillamente trovare riparo sotto l'ombrello della traccia d'apertura.  A concludere  "New World Today", che ribalta la situazione appena descritta: costruita sulla falsariga di "Opus Maximus" dell'album precedente, offre degli spunti davvero interessanti e fa tirare le somme di un lavoro comunque piacevolmente scorrevole nel suo complesso.

Più che contenere novità, "MMXX" è una riconferma. Gli eredi di Apollo hanno ribattuto un sentiero già tracciato e su cui si sentono ora più sicuri, ma ci si augura che la maggiore consapevolezza d'insieme possa essere un nuovo punto di partenza per avanzare oltre.




Speciale
L'angolo oscuro #10

Recensione
Deftones - Ohms

LiveReport
Lamb Of God - Self Titled Album Global Stream - Richmond, Virginia 18/09/20

LiveReport
Black Anima - Live from the Apocalypse 2020 - Milano 11/09/20

Recensione
Napalm Death - Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism

Speciale
L'angolo oscuro #9