Soilwork
The Living Infinite

2013, Nuclear Blast
Death Metal

Recensione di Lorenzo Zingaretti - Pubblicata in data: 11/04/13

Il percorso dei Soilwork, pur costellato di alti e bassi, è sempre stato piuttosto coerente. Fin dall'uscita di “A Predator's Portrait”, terzo disco del gruppo melodeath svedese, i nostri hanno aumentato gradualmente la percentuale di melodia (intesa sia in senso strumentale che, soprattutto, vocale) nelle proprie composizioni, senza però finire nel vicolo cieco della commercializzazione. Poi è ovvio che l'ispirazione, dopo una carriera lunga quasi 18 anni e giunta al nono album in studio, può a tratti far difetto e in certe occasioni ci si salva in corner con abbondanti dosi di mestiere. Dopo questa premessa, uno si aspetterebbe che anche “The Living Infinite”, peraltro aggravato dal peso di essere un doppio album, si riveli l'ennesima prova discreta ma distante dalle classificazioni di capolavoro (in stile “Natural Born Chaos”) o almeno ottimo disco (“Stabbing The Drama”).

E qui, invece, casca l'asino. Mettiamo le cose subito in chiaro: i Soilwork hanno realizzato il più classico dei colpi di coda, un album che mai mi sarei aspettato su questi livelli. Per di più, come accennato, dopo aver letto la notizia sul doppio disco, che presenta rischi enormi nel mantenere alta l'attenzione (e l'ispirazione) per tutti i brani proposti – si parla di ben venti tracce. Non di meno, per la seconda volta nella loro storia i Soilwork hanno dovuto registrare l'abbandono di Peter Wichers, chitarrista fondatore e uno dei principali compositori del gruppo. Insomma, come dicevo le premesse non erano poi così entusiasmanti, eppure...

L'arpeggio orchestrato che introduce “Spectrum of eternity”, opener del primo disco, sembra invitare l'ascoltatore a mettersi comodo: ma dopo neanche 20 secondi eccolo trasformato in un riff speed-death, irrobustito dal potentissimo blast-beat della batteria, giusto per mettere in chiaro le cose. Da qui inizia un giro sull'ottovolante di Strid e compagni, caratterizzato da discese vertiginose e prettamente melodeath, come da tradizione per chi viene da certe zone della Svezia, e risalite lente e più dolci, in altre parole arpeggi e momenti di calma apparente. L'anima è Soilwork al 100%, e a farla da padrone, al fianco di una prova strumentale pressoché perfetta – da segnalare gli ottimi momenti solisti delle chitarre e la sezione ritmica particolarmente brillante – c'è come ovvio la voce di Speed, uno dei pochissimi cantanti metal che sembra migliorare col passare del tempo. A suo agio in ogni veste, il vocalist dei Soilwork splende soprattutto nei puliti, e dà il meglio di sé in brani come “Momentary Bliss”, “Tongue” (che vanta il ritornello più “catchy” del platter), la melodica “Antidote in passing” e “Long live the misantrophe”, il vero inno dei Soilwork versione 2013 – nonché un rapido viaggio nel tempo fino alle sonorità della  mitica “Follow the hollow”.

Insomma, i Soilwork sono riusciti a sorprendere positivamente grazie a “The Living Infinite”, un disco pesante (ma non certo nel senso sbagliato...infatti ci si sorprende ad ascoltarlo tutto di seguito nonostante superi gli 80 minuti!), melodico, ma soprattutto intelligente. Una boccata d'aria fresca relativa a tutto il genere, la dimostrazione che, con la giusta ispirazione e con nuovi stimoli, si possono ancora comporre delle piccole perle anche quando sembra che tutto sia già stato scritto.



CD 1


01. Spectrum Of Eternity

02. Memories Confined

03. This Momentary Bliss

04. Tongue

05. The Living Infinite I

06. Let The First Wave Rise

07. Vesta

08. Realm Of The Wasted

09. The Windswept Mercy

10. Whispers And Lights


CD 2


01. Entering Aeons

02. Long Live The Misantrophe

03. Drowning With Silence

04. Antidotes In Passing

05. Leech

06. The Living Infinite II

07. Loyal Shadow

08. Rise Above The Sentiment

09 Parasite Blues

10. Owls Predict, Oracles Stand Guard

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