Slash Feat Myles Kennedy & The Conspirators
Living The Dream

2018, Snakepit Records/ Roadrunner Records
Hard Rock

Recensione di Paolo Stegani - Pubblicata in data: 21/09/18

In un mondo che continua incessantemente a cambiare, anche e soprattutto musicalmente, ci aggrappiamo a tutte le certezze possibili. Perché il sound può essere un mare mosso e non tutti ne amano le onde. Dalla fine degli anni '80 una delle àncore più solide della nave del rock'n'roll è quel tale col volto coperto dal cappello e dagli occhiali da sole che, dopo averla fatta navigare su acque indimenticabili, ha deciso di restarne il Capitano. Ed è ancora così, per la serenità degli irriducibili ma anche dei novellini. Perché diciamolo, abbiamo tutti più o meno bisogno dell'uomo col cilindro. Abbiamo tutti bisogno di Slash.

 

Dov'eravamo rimasti? Risposta soggettiva: c'è chi non vuole andare oltre l'irripetibile favola Guns N' Roses e chi non riesce a dormire se non gliene raccontano almeno un'altra, magari meno leggendaria ma ugualmente bella e coinvolgente. Gli ultimi 8 anni sono stati un banco di prova talmente privo di passi falsi da confermare, se davvero ce ne fosse stato bisogno, cosa rappresenti il chitarrista di Hampstead per il mondo dell'hard rock. Le collaborazioni sono state tante, gli album in studio acclamati da fan e critica, i concerti spesso sold out. La dimostrazione che, buon per lui e per noi, sta vivendo il sogno: "Living The Dream" vuol essere l'ennesima ricerca di conferme, dopo averne già ottenute tante. Fa riflettere. È per altro un segnale importante, considerando quanto di buono Slash abbia recentemente vissuto tornando in pista su binari diversi ma già percorsi, con una reunion dei Guns N' Roses adorata e giustamente epicizzata. Ma il passato è passato e, se Slash è stato il caposaldo di una delle più grandi rock band di tutti i tempi è anche (e forse prima ancora) uno dei più influenti chitarristi del genere.

 

Questo è ciò che conta adesso, e bisogna chiarirlo, magari con un nuovo azzeccato album, dove custodire i propri riconoscibili riff e lasciare che se ne prenda cura l'incredibile voce di Myles Kennedy. Qualunque parentesi si voglia aprire sull'indiscusso talento del frontman degli Alter Bridge, ciò che conta è sottolinearne il punto fondamentale: non sovrasta e non si lascia sovrastare. E una situazione simile, se non è unica, è rara. Su un tappeto ritmico impeccabile garantito dal basso e dalla batteria dei The Conspirators, sarebbe lecito aspettarsi pugni e spintoni fra lead singer e lead guitarist. E invece c'è tanta complicità, una comunione di intenti che porta a vincere la guerra alla banalità da alleati. A tutti gli effetti una delle migliori collaborazioni a lungo termine mai avvenute nel panorama rock moderno. 

 

slash2018ltd 

Dal punto di vista compositivo? Non c'è bisogno di spingersi più in là oramai. Se si decide di guardare un horror è per rimanere spaventati. Se si ascolta un album di Slash è per trovarvi quei riff e quegli assoli che lo rendono riconoscibile in mezzo a mille. E senza essere un horror spaventa lo stesso, per la capacità di rimanere fedele al proprio stile. Lo si capisce già da "Call Of The Wild", che richiama immediatamente le sonorità del precedente "World On Fire" facendo presagire che il filone d'oro è lo stesso ma non è ancora affatto esaurito. E va sfruttato. "Sugar Cane" è l'esempio perfetto: un classico giro rock'n'roll condito di virtuosismi e cavalcate a doppia pennata. Stessa vecchia ricetta, ma sentitene il sapore. Forse la cosa più giusta, per un album simile, è andare a trovarne i pochi nervi scoperti. "Lost Inside The Girl" sembra peccare di insicurezza, mentre "The One You Loved Has Gone" accarezza forse troppo le atmosfere della ballad sentimentale, lasciandosi surclassare dalla altrettanto dolce ma meno stereotipata "The Great Pretender", tre tracce più tardi. Richiami Floydiani aprono la conclusiva "Boulevard Of Broken Hearts", che dopo poco si toglie la maschera e torna a recitare sul palcoscenico dell'hard rock.

 

Inutile contare le hit o i risultati ottenuti, e nemmeno vanno contati gli anni trascorsi dai tempi di "Sweet Child O' Mine". C'è tanto di buono in "Living The Dream", c'è tanto Slash che aleggia nell'atmosfera musicale di questo decennio. Se guardiamo a prua, al timone c'è sempre il tizio col cilindro, che sa dove portarci. Non è questo ciò che conta?





01. Call Of The Wild
02. Serve You Right
03. My Antidote
04. Mind Your Manners
05. Lost Indide The Girls
06. Read Between The Lines
07. Slow Grind
08. The One You Loved Is Gone
09. Driving Rain
10. Sugar Cane
11. The Great Pretender
12. Boulevard Of Broken Hearts

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