SikTh
The Future In Whose Eyes?

2017, Peaceville Records
Prog Metal

Un buon full-length di ritorno del combo inglese
Recensione di Roberto Di Girolamo - Pubblicata in data: 28/05/17

Attivi da ben prima che il fenomeno Djent esplodesse, i progster britannici SikTh si sono riuniti, dopo qualche anno di assenza, per dare alle stampe prima un EP e poi il presente "The Future In Whose Eyes?". Questo nuovo disco riprende il filo del discorso dove era stato interrotto nel 2015 con "Opacities", proponendo lo stile a cui la band ci aveva già abituati focalizzandosi però maggiormente sulle melodie vocali. Questo tratto ritorna anche nel nuovo full-length dei SikTh, che hanno probabilmente fatto propria la lezione del prog più moderno, incorporandone le melodie orecchiabili e incisive e alcune caratteristiche del guitarwork, simile in alcuni frangenti alle intuizioni dei conterranei Monuments seppur senza la stessa cerebralità e la stessa valenza strutturale architettonica nel songwriting.
 

L'opener "Vivid" (non a caso scelta come singolo di lancio) mischia abilmente i soliti deliri della band con un chorus di sicura presa, mentre "Century Of The Narcissist?" e "No Wishbones" riprendono i tempi irregolari tipici del gruppo con il piglio inedito derivante dalle novità già citate. Menzione speciale merita il ritornello di "The Aura" che semplicemente si pianterà nel vostro sistema nervoso, supportato da un riffing saltellante capace di accentuarne i passaggi salienti, mentre lievi cali di intensità si hanno in canzoni come la funesta "Weavers Of Woe" e la manieristica "Ride The Illusion". L'istrionismo del cantato continua poi a essere uno degli ingredienti principali della formazione, che riempie il disco di cantato pulito, growl e vocalizzi di varia natura; troveremo qui anche versi schizofrenici che lasciano trasparire ben poca lucidità, spesso prima di sfociare in assalti all'arma bianca di codette segmentate e pentagrammi deformati.

 

Uno dei principali difetti del disco è l'assenza di quel qualcosa di intangibile che da subito lega in maniera ipnotica al materiale, aspetto su cui attualmente la concorrenza, spesso anche più giovane, riesce decisamente meglio. Nonostante questa mancanza la direzione intrapresa è quella giusta, soprattutto in relazione alle già citate linee vocali che rispetto al passato sono più convincenti e caratterizzano sempre meglio le singole composizioni.

 

Concludendo, "The Future In Whose Eyes" è un disco a cui tutti gli amanti del China puntato dovrebbero dedicare almeno un ascolto.





01. Vivid
02. Century of the Narcissist?
03. The Aura
04. This Shop has sailed
05. Wevers of Woe
06. Cracks of Light (feat. Spencer Sotelo)
07. Golden Cufflinks
08. The Moon's been gone for houres
09. Riddles of Humanity
10. No Wishbones
11. Ride the Illusion
12. When it rains

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