Sabaton
The Last Stand

2016, Nuclear Blast
Power Metal

Per tutti gli appassionati di storia, non c'è lezione migliore di una canzone dei Sabaton, ritornati di nuovo "all'attacco" in seguito alla leggera scossa dovuta al cambio della line-up nel 2012, che ha portato Chris Rörland e Thobbe Englund alle chitarre e Robban Bäck alla batteria.
Recensione di Gianluca Comentale - Pubblicata in data: 05/09/16

La band ha acquisito una crescente popolarità nel tempo, merito dell'energico approccio all'heavy metal cucito insieme ai temi epici della storia militare. I Sabaton, dunque, non prendono fiato dopo le molteplici vittorie musicali e tornano con la loro ultima opera, "The Last Stand".

 

A partire dall'opening dell'album, "Sparta", l'intenso power metal cinematografico formato da sonore esplosioni e mitragliatrici dimostra di non voler aspettare prima di catapultarti sul campo di battaglia. Con "Sparta", i Sabaton marciano attraverso l'antica Grecia, con un fenomenale lavoro di chitarra e un coro - elemento ricorrente nel disco - che sembra cantato da un'innumerevole quantità di voci.
Il sound del primo brano viene tendenzialmente riproposto per tutto il resto del disco, senza momenti che si distacchino particolarmente a livello musicale. Il suono di "The Last Stand" è coerente agli standard del power metal: molta tastiera, progressione di accordi di chitarra, batteria, assoli e un basso piuttosto semplice, il tutto accompagnato dall'impeccabile lavoro di voce di Joakim Brodén, che calza a pennello con lo stile musicale. Una voce graffiante, potente, melodica e enormemente flessibile per quanto riguarda gli accenti - impeccabile, per esempio, il lavoro in "Blood of Bannockburn".
La maggior parte delle melodie delle canzoni risultano abbastanza semplici, ma con la giusta verità per mantenere l'album interessante. Si è inoltre rivelata una giusta scelta quella di affidare la produzione a Peter Tägtgren, che è riuscito a rendere tanto forte il sound dell'album quanto lo è il suo significato.

 

Il concept che lega le numerose battaglie di cui si parla in "The Last Stand" è l'inferiorità numerica, o semplicemente il "do-or-die" contro le forze nemiche, dando all'ascoltatore la più vera sensazione di cavalcare glorioso per un'ultima, definitiva battaglia. La grande varietà di eventi trattati in "The Last Stand" conferisce l'ennesimo punto a favore dell'album. I brani, infatti, trasportano in una vasta gamma di luoghi e di periodi storici, come la guerra Anglo-Zulu in "Rorke's Drift", la guerra sovietico-afgana raccontata in "Hill 3234" e la fine dei samurai in "Shiroyama". La prima guerra mondiale rimane il tema delle sole "Last Dying Breath e "The Lost Battalion", quest'ultima preceduta dalla minacciosa parlata di un soldato ignoto e accompagnata dalla narrazione del chitarrista degli Iced Earth, Jon Schaffer, mentre ritroviamo narrazioni della seconda guerra mondiale solamente in "The Last Battle". Un enorme cambiamento per la band, che ha deciso di affrontare soggetti esterni al loro abituale repertorio, andando oltre nel tempo e nello spazio.

 

In conclusione, con "The Last Stand" i Sabaton hanno messo insieme un lavoro particolarmente efficace, eccellente in ciò che rappresenta. Quella dei Sabaton è musica per chi ama grandi ideali tramutati in cori maestosi, accordi potenti e parole solenni, e per coloro che possono concepire la storia anche come un libro aperto in musica, e, in questo caso, in heavy metal.





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