Royal Republic
Club Majesty

2019, Nuclear Blast
Indie Rock

Recensione di Paolo Stegani - Pubblicata in data: 01/06/19

È ora di indossare gli scaldamuscoli, le spalline e cotonarsi per bene i capelli: con il nuovo album "Club Majesty" e le sue sonorità esageratamente dance I Royal Republic costringono tutti i presenti in sala a scendere in pista e a scatenarsi, sorprendendo ancora una volta per originalità ed energia. Il precedente "Weekend Man" (2017) aveva già dato prova di un salto di qualità sotto più punti di vista, da quello sonoro a quello stilistico, certamente tutt'altra cosa rispetto ai comunque ottimi riff punk di "Save The Nation" (2012).

 

Di volta in volta sempre più spudorata, la formazione si lascia andare al proprio bisogno di essere intellettualmente onesta: come dichiarato dal chitarrista Hannes Irengard in una recente intervista ai nostri microfoni, "avevamo voglia di creare un album davvero stupido, e credo che ci siamo riusciti". Dopo aver battuto varie strade, ogni volta in maniera convincente, i Republic tagliano per i campi del ritmo anni '80 e sgommano, trovando non solo lo stile che più gli si addice, ma anche quello che li (e ci) diverte di più, liberi di sperimentare ed esprimere se stessi. Il tutto senza eccessi di nostalgia ma con il solito sound secco e incisivo del 21esimo secolo, che di album in album sembra per altro asciugarsi. Rimangono i riff graffianti e i cori coinvolgenti, si scorgono le impronte dei Franz Ferdinand, dell'elettronica più grezza e qua e là qualche richiamo ai Danko Jones, ma il tutto passa sotto il tritacarne capitanato da Adam Grahan risultando 100% made in sweden. All'interno del "Club Majesty" ce n'è per tutti i gusti, con una tracklist che soddisfa gli amanti della dance moderna ("Fireman & Dancer", cavalcata selvaggia su cui la voce di Adam viaggia veloce e aggressiva) e di quella d'annata ("Anne Leigh", dal ritornello in pieno stile eighties), ma nel mezzo c'è talmente tanta roba da pensare si tratti di una raccolta mista. "Like A Lover", ad esempio, sposta gli equilibri con la propria lenta cadenza e pesantezza, "Fortune Favours" e "Stop Movin'" non si fanno problemi a cadere nella techno/elettronica alla Fatboy Slim/Daft Punk, la conclusiva "Bulldog" un punk rassicurante per chi si fosse dimenticato che i Republic hanno e avranno sempre il punk nelle vene. Che l'ispirazione provenisse dalle sale da ballo è però evidente per la completezza e grinta di "Blunt Force Trauma" o "Flower Power Madness", conferma (se il titolo della seconda traccia non bastasse) che è inutile, "non si può combattere la disco". In un perfetto mix fra pop facilmente fruibile e arrangiamenti di un certo livello l'anima dei Royal Republic, a tratti anche quella più ‘ignorante' e meno artefatta, emerge di brano in brano, a dimostrare quante sfumature la loro musica possa assumere. Chi sta cercando nuove vibrazioni e sonorità probabilmente non troverà quello che desidera, ma è fuori dubbio che i brani di "Club Majesty" escano dall'ordinario per la consueta, coinvolgente e rara euforia che poche band, oltre ai Royal, riescono ad iniettare nel sistema circolatorio dei propri lavori in studio.

 

Si spera che questa sia la volta buona per vederne il nome qualche gradino più in alto nelle classifiche, dove meriterebbe, di scorgerlo in sempre più playlist e nei cartelloni di festival ogni volta più grossi. Contrordine, non c'è nessuna regola di vestiario al Club Majesty: accesso totalmente libero.





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