Roger Eno And Brian Eno
Mixing Colours

2020, Deutsche Grammophon
Ambient

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 21/03/20

"I can sit there with my computer and headphones, and these pieces are absolutely perfect train music for me" (Brian Eno)

Pioniere dell'ambient, straordinario manipolatore da studio, produttore di fama (David Bowie, Talking Heads, U2), prototipo dell'artista capace, rompendo canoni e frontiere, di plasmare meravigliosi arazzi sonori: ancora oggi, Brian Eno continua a rappresentare un modello e una sfida per tutti coloro che intendano cimentarsi con il suo radicale solipsismo atmosferico nato dalle intuizioni dei corrieri cosmici tedeschi. Ugualmente importante, benché meno mediatico, il lavoro di Roger Eno, pianista raffinato, con uno stile impressionistico sospeso tra Franz Schubert ed Erik Satie, e il cui talento si prodiga tanto nella composizione sperimentale quanto nell'industria cinematografica. Nonostante alcune vecchie collaborazioni, "Mixing Colours" costituisce il primo LP scritto insieme dai due fratelli, evento se vogliamo unico e, come tale, patrocinato dalla storica Deutsche Grammophon, etichetta specializzata in pubblicazioni di musica classica.

Le diciotto tracce del disco esplorano l'infinito spettro dei nostri pigmenti emotivi, invitando gli ascoltatori a immergersi nella quiete delle meditazioni tonali imbastite dalla coppia britannica. Al pari del buon vino, il materiale dell'album è migliorato invecchiando, considerato che il reciproco processo creativo iniziò nel 2005: Roger registrava singoli brandelli per sintetizzatori, mentre Brian li destrutturava e riassemblava digitalmente al fine di assegnare a ciascuno di essi la propria fisionomia individuale. Un'opera di montaggio che assume le forme finali di un dipinto dalle sfumature cromatiche ben bilanciate, all'interno del quale il prolungamento magnetico delle note e degli ostinati favorisce la contemplazione e il rilassamento.

Nuvole prismatiche ("Spring Frost", "Verdigris"), campanelli carichi di riverbero che riecheggiano nel vuoto acustico ("Burnt Umber"), picchiettate di elettronica sognante ("Celeste"), carillon dall'afflato divino ("Cerulean Blue"): il platter viaggia placido e carezzevole e si permette, con "Obsidian", di fondere motto sacro e madrigale profano attraverso gli accenti spirituali dell'organo ecclesiastico. Anche i brevi pezzi solisti di pianoforte ("Blonde", "Dark Sienna", "Snow", "Iris"), caratterizzati da un travolgente minimalismo, vengono inseriti in modo da ottenere la massima trasparenza spaziale, concorrendo alla realizzazione di un caleidoscopio immaginativo dotato di profonda e balsamica unità. Perché "Mixing Colours", pur non proponendo nulla di davvero rivoluzionario, funge da antidoto perfetto alle frenesie del moderno e al senso diffuso di un immanente cupio dissolvi.




01. Spring Frost
02. Burnt Umber
03. Celeste
04. Wintergreen
05. Obsidian
06. Blonde
07. Dark Sienna
08. Verdigris
09. Snow
10. Rose Quartz
11. Quicksilver
12. Ultramarine
13. Iris
14. Cinnabar
15. Desert Sand
16. Deep Saffron
17. Cerulean Blue
18. Slow Movement: Sand

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