Trevor And The Wolves
Road To Nowhere

2018, Nadir Music
Hard Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 01/05/18

Scende un branco di lupi dall'Appennino, tuttavia il loro aspetto non desta timore tra gli abitanti dei paesi sottostanti; sanno che la ferocia apparente nasconde in realtà soltanto il desiderio di un cosciotto d'agnello accompagnato da una robusta birra scura a tripla fermentazione e della buona musica a supporto del lauto banchetto. Ma la sorpresa diviene generale quando i canidi selvaggi si trasformano in uomini, imbracciano gli strumenti e iniziano a suonare un travolgente hard più AC/DC degli AC/DC, non dimenticando pizzichi di Motörhead e granelli di Saxon: ebbene, i "Trevor And The Wolves", progetto solista di Trevor, divertono e trascinano, mostrando un viscerale amore per il passato, per quelle band che hanno segnato un solco profondo nel'immaginario di fine anni '70. "Road To Nowhere" rappresenta l'esito ruvido e schietto del singer genovese dei Sadist, che smette i panni dell'incallito deathster allo scopo di vestire quelli di un novello Bon Scott dalla voce grattugiata in grado di evocare efficacemente le atmosfere di una natura ligure primitiva e sanguigna: la partecipazione di un cospicuo numero di ospiti e l'abilità del fido Tommy Talamanca al mixer contribuiscono a rendere l'album un prodotto piacevole, prevedibile senza scadere troppo nella clonazione gratuita.
 
 
La coppia di partenza costituita da "From Hell To Heaven Ice" e "Burn At Sunrise" palesa sin da subito l'esemplare configurazione portante del gruppo dei fratelli Young: pochi accordi, riff granitici e immediati, groove contagioso e sezione ritmica adrenalinica, con il frontman protagonista nel marchiare i pezzi con un'ugola pregna d'alcol e lamette da barba. La ghironda di Francesco Chinchella e la cornamusa di Daniele Barbarossa, vocalist dei Winterage, si intromettono felicemente nella classica struttura aussie dell'antonomastica "Red Beer", conferendole un'aura folkeggiante da locanda affollata di accaniti bevitori, mentre "Black Forest" torna a una cadenza serrata da palco incandescente; la successiva "Bath Number 666", che vede alla batteria Christian Mayer di Elio E Le Storie Tese e al violoncello Stefano Cabrera degli Gnu Quartet, si stacca dal resto del lotto, esibendo vibrazioni cupe e maligne non scevre da tentazioni sinfoniche, pur nell'alveo di una durezza di fondo niente affatto cheta e sempre pronta a emergere in modo tagliente. Se "Spritual" inclina verso l'heavy e "Wings Of Fire" irrompe genuina e diretta, nel mezzo "Roadside Motel" si avvale dell'affilata slide guitar di Paolo Bonfanti e del controcanto femminile di Grazia Quaranta per avventurarsi in un irruente southern a tinte blues. "Lake Sleeping Dragon" e Unforgivable Mistake" concludono in relativa sordina il platter, indugiando sulle coordinate del già noto manipolato con mestiere:  di certo godibili, ma che nulla aggiungono di davvero sostanzioso all'economia di un lavoro di cui si conosceva in partenza l'obiettivo dell'omaggio appassionato.
 
 
Prova dunque superata per i "Trevor And The Wolves": impeccabili dal punto di vista tecnico, i nostri maneggiano con esperienza materiali ampiamente sperimentati e, nonostante si avverta a volte un'inevitabile e diffusa sensazione di déjà vu, l'operazione "Road To Nowhere" può definirsi riuscita: gli ululati non sono mai stati così rock.




01. From Hell to Heaven Ice
02. Burn At Sunrise
03. Red Beer
04. Black Forest
05. Bath Number 666
06. Spiritual Leader
07. Roadside Motel
08. Wings of Fire
09. Lake Sleeping Dragon
10. Unforgivable Mistake

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