Possessed
Revelations Of Oblivion

2019, Nuclear Blast
Death/Thrash Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 11/05/19

"Burn, burn, burn the fucking world!"

L'eco rimbomba da molto, molto lontano: dopo trentatré anni e due album leggendari, il ritorno dei Possessed, il gruppo che contribuì alla nascita del death metal e di cui persino Chuck Shuldiner ammise di averne subito l'influenza, lascia piacevolmente sorpresi. La band di San Francisco, scioltasi nel 1987 a seguito del ferimento e della relativa tetraplegia del cantante Jeff Becerra, ha conservato, nonostante una line-up nuova di zecca, un'identità musicale atipica, legata a quel sound old school di fine Eighties che ancora oggi si ascolta con nostalgia. Il fischio delle chitarre, i piatti perforanti, l'incisione quasi interamente in analogico, restituiscono, a "Revelations Of Oblivion", l'effetto autoradio che tanto appassiona i fruitori dell'estremo delle passate generazioni: limiti, e allo stesso tempo, punti forti di un lavoro che riprende, di fatto, il discorso interrotto di "Seven Churches" e, soprattutto, "Beyond The Gates", senza azzardare delle curve a rischio wrong turn
 
La cupa, cinematografica intro "Song Of Oblivion", così vicina alla trama sonora di "Fallen Angel" precipita l'ascoltatore nell'universo occulto del combo: demoni, Anticristo, Rivelazione. I nostri riflettono sulla relazione che lega il concetto del Male alla figura biblica di Satana, vincolo così banalizzato da non ispirare più nessuna paura. E, dunque, le successive "No More Room In Hell" e "Dominion" raccontano di un'umanità confusa, lasciata a sé stessa, incapace di imboccare una strada precisa, che sia giusta o sbagliata non importa: mentre i brani non alzano mai il piede dall'acceleratore incamerando grandi dosi di malsano thrash slayerano, il singer, unico superstite della formazione originale, geme e digrigna, conservando un proto-growl viscerale e discernibile. Quando, poi, in "Omen", si scagliano frecce avvelenate intinte nel black'n'roll, il massacro può dirsi compiuto.
 
Gli statunitensi, però, sanno anche pigiare, con attenzione, il tasto della magniloquenza mefistofelica: se la formula riffing chirurgico-chorus à la Venom-assoli vecchio stile rappresenta esattamente ciò che ci si aspetta da un disco del genere, la presenza di alcuni momenti epici vivifica il lotto evocando lugubri fratellanze. I cambiamenti ritmici di "Demon", l'intensità malvagia di "Ritual", le gamme melodiche di "The Word", l'arpeggiato mistico di "Temple Of Samael" sembrano scritte dai Morbid Angel di "Blessed Are The Sick" in vena di piroettare tra i bridge, oltre che di percuotere senza vergogna: passaggi fondamentali per sfumare la cifra di un brand efficace, ma, talvolta, inevitabilmente ridondante.
 
Esaminando la storia dei Possessed, "Revelations Of Oblivion" appare un vero miracolo, reso adempibile da un frontman tenace e ancora convinto della validità della sua creatura. Tagliare la coda al Diavolo resta, fortunatamente, un'utopia.




01. Chant Of Oblivion
02. No More Room In Hell
03. Dominion
04. Damned
05. Demon
06. Abandoned
07. Shadowcult
08. Omen
09. Ritual
10. The Word
11. Graven
12. Temple Of Samael

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