Equilibrium
Renegades

2019, Nuclear Blast
Folk Metal

Una decisa sterzata di modernità per gli Equilibrium, che evolvono il loro sound epico e marziale in qualcosa di totalmente nuovo, che spiazza e conquista.
Recensione di Fabio Polesinanti - Pubblicata in data: 17/08/19

Il concetto di equilibrio è decisamente uno dei più importanti in ambito musicale. Soprattutto nel metal esso domina senza alcun dubbio due degli aspetti più significativi nelle produzioni di una band. Il primo è quello di saper dosare e padroneggiare sapientemente tutti quegli elementi che compongono la musica metal stessa: violenza, impatto, melodia, linee vocali e ritmiche, e ciò è basilare per chi attinge a piene mani tra tanti sound differenti. L'altro ha più impatto sulla storia e sulla carriera di una band stessa, ovvero il mai tramontato mantra di rimanere se stessi senza snaturare la propria musica, ma senza riproporre canzoni e album fotocopia. Chi trova questi giusti equilibri, nel bene e nel male il più delle volte riesce ad emergere e a conquistare passo dopo passo l'ambito successo.

 

Preambolo fondamentale soprattutto per una band che ha fatto dell'equilibrio il proprio nome, i tedeschi Equilibrium segnano, sulla base di questi principi, un fondamentale spartiacque nella loro carriera con il loro sesto album "Renegades". La band porta un sostanziale cambiamento nel proprio sound, virando in maniera decisa verso suoni più moderni e su territori che erano rimasti tuttora inesplorati. Ma lo fanno mantenendo ben salde le loro radici, rimanendo comunque ancorati al loro mood potente ed estremamente epico. Questo cambiamento avviene però in modo talmente spontaneo e perfettamente amalgamato, che non si può che rimanere piacevolmente stupiti dalle molte novità introdotte. Mentre infatti l'opener "Renegade" rimane fedelissima allo stile potente ed epico dei tedeschi, per un inizio fulminante, la successiva "Tornado" spiazza, travolge e conquista al primo ascolto. Essa incarna alla perfezione molti dei nuovi aspetti sopracitati, come suoni più moderni e catchy e soprattutto l'inserimento di clean vocals. Discorso simile anche per "Path Of Destiny" dove melodia e carica si fondono in un' unica entità, trovando spazio addirittura per una decisamente inusuale parte rappata. Anche in "Moonlight" si ritrova perfettamente questo nuovo corso, ma la novità funziona, e le parti vocali pulite, se da un lato addolciscono il sound, dall'altro permettono ai pezzi di essere meno ripetitivi e decisamente più originali. Certo non mancano all'interno del disco sfuriate in puro stille metallico, come nella prima parte di "Kawaakari", anch'essa però mitigata da oscure parti in cantato senza growl e tastiere, o con la violentissima "Final Tear" che è decisamente figlia del vecchio corso. Altro simbolo di questi nuovi Equilibrium è la scatenata "Hype Train" che ha il classico traino del perfetto singolo ideale per fare ballare e pogare, con l'indovinato inserimento del feat. di Julie Elven che trova spazio e si amalgama nel pezzo in maniera decisamente convincente. Osano anche in conclusione gli Equilibrium con l'ultima "Rise of the Phoenix", che se da un lato rallenta molto i ritmi e la velocità, dall'altra ci presenta un'ulteriore aspetto della band poco sviluppato sino a qui, ovvero la capacità di dilatare i suoni, di inserire più lunghe parti strumentali, per rendere l'atmosfera epica e sognante non solamente con growl e sfuriate.

 

Gli Equilibrium trasformano ed evolvono il loro sound, strizzando l'occhio al moderno, al catchy e a melodie di impatto e riescono in un compito difficilissimo di mixarlo alla perfezione con il loro caratteristico e unico modo di fare metal. Era sicuramente un passo delicato, ma sono riusciti a compierlo in maniera totalmente naturale e assolutamente non forzata, facendo intendere che questa trasformazione è nata più da un desiderio personale di artisti alla ricerca di nuove ispirazioni, che una mera rincorsa al facile successo commerciale. Anche perchè, come un albero dalle solide radici, le basi di Robert e compagni rimangono sempre decise e stabili, ma i rami di questa stessa pianta si sono sviluppati verso direzioni probabilmente non pronosticabili e inusuali, rinnovati ed ispirati da questa nuova linfa vitale. Ciò che veramente conta è che il risultato finale funziona davvero molto e ci lascia un lavoro trascinante, immediato e godibile, oltre che perfetto per essere suonato, praticamente tutto in sede live. Inutile dire che un album del genere potrebbe davvero aprire molte nuove porte al gruppo tedesco e forse, c'è da sottolinearlo, anche deludere un pochino gli intransigenti che poco apprezzeranno questa svolta e più legati a quello che era lo stile dei precedenti lavori, ma si sa, l'evoluzione passa anche attraverso questi processi di rinnovamento.





01.Renegades - A Lost Generation
02.Tornado
03.Himmel Und Feuer
04.Path Of Destiny (feat. The Butcher Sisters)
05.Moonlight
06.Kawaakari - The Periphery Of The Mind
07.Final Tear
08.Hype Train (feat. Julie Elven)
09.Rise Of The Phoenix

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