Red Hot Chili Peppers
Blood Sugar Sex Magik

1991, Warner Bros. Records
Funk Rock

Ventiquattr'anni di sensualità estremista: un disco per ogni stagione dell'anima e dell'animale.
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 23/09/15

Risveglio. Un lento e doloroso risveglio tra flash e fluidi. È il ricordo di ciò che non si è fatto o la mancanza della forza necessaria, a dolere? E come si quantifica la necessità di uno sforzo? Il principio è giunto ed è una questione aperta, lo scenario del riscatto per chi si lascia alle spalle troppi conti in sospeso. John ancora non ne ha, ma il telo bianco su cui è dipinto il quinto album dei Red Hot Chili Peppers è una maglia di storia che gli calza a pennello. È l’intreccio delle fibre dei generi che genera il colore dell’assunzione. A The Mansion, L.A., c’è l’energia per le grandi opere, e c’è anche una lavatrice: la centrifuga è il filtro da cui germogliano, di nuovo, le radici del Funk. Strapazzate, a colazione.

 

Silenzio. Cos’è stato? Chad è all’erta. “Blood Sugar Sex Magik”, sembra facile da eseguire. Lo si realizza in quattro quarti. Quarti che diventano undici, trentacinque, centoventotto in una progressione contro l’infinito: è la fuga verso l’ignoto che potrebbe essere meglio del passato, quel passato che si fraziona in quattro colpi ben assestati, la gabbia di potere in cui le scimmie si appendono, saltano e giocano. E di cui, prima o poi, troveranno la chiave.

 

Ritmo. Anthony è un rapper. C’è l’asfalto, il buio, la violenza e un ponte, in ciò che recita. C’è la realtà che diventa magia nel calcolo del peso dell’anima. Quel peso che diventa oggetto di scambio, che diventa materia nella ricerca del ricercabile. E qualche volta porta alla scoperta, mistica, della solitudine, dell’essenza del vivere, la necessità di credere e di rifugiarsi nelle favole, fino alla fine. Fino alla fine del ponte, un passaggio sul baratro necessario e dilaniante, in cui il corpo si spoglia del superfluo e ciò che resta è solo ciò che si è appreso.

 

Scoperta, tangibile, generazionale e tramandata. Flea sa anche rallentare. È entrato anche lui nella gabbia delle scimmie, una gabbia che luccica perché ciò che tocca Rick Rubin diventa prezioso. They're Red Hot, My Lovely Man: I Could Have Lied, Naked in the Rain, Under the Bridge.





01. The Power of Equality
02. If You Have to Ask
03. Breaking the Girl
04. Funky Monks
05. Suck My Kiss
06. I Could Have Lied
07. Mellowship Slinky in B Major
08. The Righteous & the Wicked
09. Give It Away
10. Blood Sugar Sex Magik
11. Under the Bridge
12. Naked in the Rain
13. Apache Rose Peacock
14. The Greeting Song
15. My Lovely Man
16. Sir Psycho Sexy
17. They're Red Hot

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