Ancient Ascendant
Raise The Torch

2017, Candlelight/Spinefarm Records
Melodic Death Metal

Una certa disomogeneità nella proposta musicale degli Ancient Ascendant è compensata da fantasia, coraggio e freschezza
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 27/02/18

Ci sono strade più o meno agevoli; di questi tempi musicali, segnati da un gusto smaccato per il recupero archeologico e antiquario, ma poveri di vere novità, è bello vedere che c'è chi osa spingersi un poco più in là, non troppo intendiamoci, ma che osi fare quello che sempre la musica dovrebbe fare: esplorare l'inesplorato.


Non che i britannici Ancient Ascendant, qui al terzo full length "Raise The Torch", arrivino a tanto ma possiamo dire che come minimo amino viaggiare controcorrente. Nel loro caso, la corrente che spinge sotterranea è un prepotente ritorno al brutal death/black di metà anni '90, a cui i nostri oppongono una scelta meno ovvia, più melodica, un respiro più ampio, proseguendo diverse linee interrotte, piuttosto che riprenderne una già battuta. Per cui, sebbene si senta l'eco della Svezia in molte delle scelte armoniche ed arrangiative del disco - pensiamo ad act come Naglfar o gli Edge of Sanity, da cui la band sembra trarre una certa atmosfera di base - sono molte e stratificate le influenze di questo lavoro che ha molto di hard rock oltre che di metal, a ben sentire; tanto che qui e là emergono spunti death and roll (il singolo apripista "Scaling the Gods" che non disdegna l'uso del classicissimo clap), derive quasi progmetal ("Grasping The Torch" nel ponte centrale e nella sua complessa struttura), e un gusto per il refrain lento e maestoso che ricorda i primi lavori dei Sentenced, "Amok" in particolare, e in generale punta al melodic piuttosto che al brutal death.


Davvero tanta carne al fuoco per un unico disco, con la debolezza evidente di una certa dispersione degli spunti che lascia l'ascoltatore un po' perplesso sulla vera strada intrapresa dalla band, forse ancora alla ricerca di uno stile personale e definito. Difficile trovare un momento migliore del disco, proprio per la difformità della proposta musicale. Al netto di queste debolezze, si tratta di un album davvero ricco di idee, forte della volontà di non essere banale, ancora sulla via di definirsi in stile, ma che certo non lascia indifferenti e fa ben sperare per il futuro di questo quartetto.





01. Reawakening
02. Our Way
03. Scaling The Gods
04. Unearth
05. Carnal
06. Foreign Skies
07. Grasping The Torch
08. The Great Curve
09. To The Cold

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