Sunn O)))
Pyroclasts

2019, Southern Lord Records
Drone/Doom Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 28/10/19

Brani che per altre band sarebbero dei semplici outtakes diventano, nel caso dei Sunn O))), nuove pepite droniche da assaporare a fondo, lasciando che le loro emanazioni subissino le nostre normali percezioni. Nato durante le sessioni di "Life Metal", diffuso appena lo scorso aprile, "Pyroclasts" ne rappresenta un interessante supplemento, un po' alla stregua delle versioni uncut di film di grande successo. Postille discografiche che Greg Anderson e Stephen O'Malley elargiscono quasi senza requie, spaziando da bootleg imponenti e visionari a minacciose cerimonie infernali: in questo caso, però, l'obiettivo che si pongono i due musicisti consiste nel completare l'iniziatico percorso di luce intrapreso risolutamente qualche mese fa, ma già abbozzato ai tempi di "Monoliths & Dimensions" (2009).

Con la decisiva presenza di Steve Albini in cabina di regia e collaboratori del calibro di Hildur Guðnadóttir, Tim Midyett e Tos Nieuwenhuizen (rispettivamente violoncello elettrico, chitarra baritona e Moog), gli statunitensi erigono delle tracce colossali e distorte in cui i vapori psichedelici dell'album gemello continuano a salire in superficie: un viaggio meditativo tra elementismo e particelle atomiche, condotto sul filo dell'analogico e della sinergia eterea, ricco di riverberi stentorei e progressivi crescendo emozionali. Si evince l'intenzione di creare un'atmosfera via via sempre più raggiante e serena: dapprima le accordature profonde e i sussurri di vento in "Frost (C)", poi le complesse trame strumentali che informano "Kingdoms (G), anticipano quel misto di calore e pace interiore possibile esclusivamente agli spiriti mesmerici ("Ampliphædies (E)", "Ascension (A)").

Per gli adepti devoti e non solo, "Pyroclasts" costituisce una solida aggiunta alla carriera dei Sunn O))) e, benché efficace come opera singola, l'LP offre una veste maggiormente significativa se posizionato schiena contro schiena con il suo doppelgänger primaverile. Da ascoltare a volume indecente.




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