Powerwolf
Preachers Of The Night

2013, Napalm Records
Power Metal

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 02/08/13

Adagiarsi sugli allori, una volta ricevuti dei complimenti, è la peggior rovina di chi ha un obbiettivo e vuole proseguire spedito su quella stessa strada. In musica questo concetto si sintetizza facilmente con il ricreare o riproporre ciclicamente – con qualche piccola variante – un sound, spacciandolo per collaudato quando in realtà son proprio le idee a mancare. In un primo momento sembrava proprio questo il caso dei tedeschi Powerwolf ma, ammettiamolo, un po’ ci sbagliavamo. Non fraintendete, “Preachers Of The Night” non porta nulla di veramente nuovo nella discografia dei Nostri, ma sa essere furbo e infido allo stesso tempo nella proposta che porta con sé. La band ci ha abituato ad un power metal caratterizzato da una sinfonia tanto melodica quanto oscura che, in silenzio, sembra nascondere una blasfemia (non certo offensiva) sotto la toga del buon prete. I Powerwolf traggono forza per la buona riuscita dei loro pezzi anche dai cori che impreziosiscono ogni brano con una sana e valida epicità. Una volta sentita la cadenza vocale ed interpretativa in latino ci siamo chiesti se il maestro Luca Turilli fosse al corrente delle discrete capacità dei Nostri – altro che lingua morta!


Bando alle ciance, non siamo davanti ad un album composto da chissà quali meraviglie pentagrammatiche, ma sembra che la fluidità e la svolta epica presente in ogni pezzo funzioni senza portare a casa un risultato scontato. Così, tra organi liturgici privi dell’immancabile “amen” finale, discreti riff e cori pomposi, ecco la voce di Attila Dorn. Il cantante tedesco non sembra appassire o scomparire durante l'inseguimento dei riff o delle esplosioni tenorili del coro che accompagnano ogni traccia, anzi, sembra giovarne anche grazie ad un buona produzione. Già dai primi ascolti spiccano per la loro immediatezza bombastica “Amen & Attack” e la successiva “Secrets of The Sacristy”, dove è impossibile rimane impassibili di fronte ad un riff vecchio stampo intrecciato ad un ottima prova vocale. “Sacred & Wild”, oltre ad essere una canzone pensata per aizzare la folla, sembra ripercorrere strade già battute in qualche proposta simil-folk/viking. Buona invece la partenza di “Cardinal Sin”, non fosse che dopo il ritornello la canzone tende a perdersi un po’, mentre l'innesto guerrigliero in pieno stile Sabaton di "In the Name of God (Deus Vult)” funziona, anche perché la personalità della band non sembra vacillare di fronte al paragone con gli svedesi.


Chi si accinge ad ascoltare quest’album senza aver mai sentito lavori precedenti dei Powerwolf apprezzerà maggiormente di chi, forse, aspettava qualcosa di più da questo quinto capitolo discografico. Una volta spulciata per bene la discografia sarà chiaro il difetto di questo lavoro: una messa ripetuta sì magistralmente, ma che non stupisce più come un tempo. La musica dei Powerwolf sembra ricalcare così la classica messa quotidiana che ogni giorno viene celebrata nelle chiese dei nostri paesi. La differenza sta nella musica e sopratutto nel canto, visto che alcuni preti – a differenza del nostro Attila Dorn – una volta afferrata la nota alta, pur di darle un degno appoggio vocale, sentono il bisogno di aggrapparsi, magari all'altare, pur di non cadere a terra sfiancati dallo sforzo diaframmatico... Non è certo questa, però, la giusta sede per lanciarsi in tali paragoni. O forse sì?





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