Mike Shinoda
Post Traumatic

2018, Warner Music
Hip Hop, Alternative

Vivisezione di un Dolore.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 15/06/18

Immaginatevi di essere il leader di una delle più grandi band rock degli ultimi anni. Nello stesso giorno in cui perdi il tuo migliore amico, tutta la tua carriera viene minata alle sue fondamenta. Ecco, questo è un breve e crudo sunto del trauma subito da Mike Shinoda.

 

Anche per l'ascoltatore risulta veramente difficile approcciare "Post Traumatic" da un punto di vista puramente musicale. Trascurare il contesto in cui è stato scritto e i temi che pervadono le sedici tracce che lo compongono sarebbe infatti un grave errore. Partiamo dicendo che per la prima volta ci troviamo davanti ad un disco completamente solista di Mike Shinoda e, come tale, il sound generale si discosta di molto rispetto a quanto eravamo abituati a sentire dai Linkin Park. La parte più aggressiva di quel magico equilibrio viene infatti quasi totalmente trascurata, mentre il genere di appartenenza dei brani si trova esattamente a metà tra l'hip hop old school, che ha cresciuto il rapper, e le influenze pop che sono state sviluppate negli anni. Pressochè assenti sono gli strumenti elettrici, sostituiti da un corposo intreccio di beat e basi elettroniche sulle quali Shinoda sputa rime come da miglior tradizione, alternandole ad un delicato cantato dal risultato altalenante.

 

mikeshinodaposttraumatic 

Dal punto di vista tematico, l'album è ovviamente il più personale mai presentato dall'artista nella sua lunga carriera. Partendo infatti dal trauma, Mike elabora in musica tutte le proprie sensazioni ed emozioni, mettendole nero su bianco quasi con fierezza e descrivendo tutte le fasi del lutto. Iniziando dal puro sconforto misto a rabbia delle prime tre buonissime tracce (già pubblicate nell'EP di gennaio), Shinoda analizza quello che la perdita ha causato al suo essere e alla sua vita, passando dai momenti più neri ("Nothing Makes Sense Anymore"), alla paura del confronto con i Linkin Park ("Running From My Shadow") fino alla determinazione nella scelta di questo nuovo percorso ("Crossing A Line"). Come negli ultimi lavori della band principale, anche in questo caso non mancano le collaborazioni e sembra quasi ironico che in questo caso corrispondano in ugual misura ai pezzi migliori e peggiori di "Post Traumatic". Partendo da questi ultimi, "About You" (scritta con Blackbear) paga la presenza di uno stacco centrale fin troppo casuale e poco studiato, mentre "Make It Up As I Go", alla quale partecipa la cantante K.Flay, richiama direttamente gli elementi di cui è pregno l'infausto "One More Light". Totalmente opposti sono invece i risultati ottenuti dalla più sanguigna e old school "Running From My Shadow" (nella quale, oltre all'apparizione di Grandson, si fa notare nel finale una chitarra ruggente) e "Lift Off", probabilmente il pezzo migliore del lavoro, in cui, in un'atmosfera onirica, la fenomenale ugola di Chino Moreno si alterna alle sfuriate rap di Shinoda e Machine Gun Kelly. Tra gli altri momenti più alti risulta impossibile non segnalare anche la doppietta data da "Brooding" (tra le migliori strumentali mai composte dal musicista) e "Promises I Can't Keep", forse il brano che più rievoca sensazioni note ai fan dei Linkin Park. Tra le novità più gradite troviamo invece "I.O.U.", pezzo dark e puramente hip hop senza alcuna contaminazione, in cui troviamo un Mike completamente a suo agio tra le rime. Nel resto del lavoro si alternano invece pezzi piacevoli (come "Ghosts" o la conclusiva "Can't Hear You Now") a brani francamente troppo simili tra loro e privi del mordente degli episodi migliori ("Hold It Together", "Crossing A Line", "World's On Fire"). Forse sarebbe stato più saggio limitare la tracklist e creare al contempo alcuni pezzi più elaborati.

 

Mike Shinoda sta lentamente ricostruendo la sua carriera e la sua vita e questo "Post Traumatic" è testimone diretto della condizione in cui si trova il cantante. Un lavoro genuino e a tratti commovente, che non si avvicina neanche lontamente alle vette più alte raggiunte in precedenza dal rapper, ma ha il merito di iniziare a delineare una strada di uscita da un periodo nero. Quello che tutti ci auguriamo è che Shinoda, una volta imboccato questo nuovo percorso, possa tornare a splendere come è stato in grado di fare in tutti questi anni.





01. Place to Start
02. Over Again
03. Watching as I Fall
04. Nothing Makes Sense Anymore
05. About You
06. Brooding
07. Promises I Can't Keep
08. Crossing a Line
09. Hold It Together
10. Ghosts
11. Make It Up as I Go
12. Lift Off
13. I.O.U.
14. Running from My Shadow
15. World's on Fire
16. Can't Hear You Now

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Cobalt"

Intervista
Queensr˙che: Todd La Torre

Intervista
Shadowparty: Tom Chapman, Josh Hager, Phil Cunningham

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Nimrod"

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Heart Of Stone"

Recensione
Dream Theater - Distance Over Time