Paul Personne
Lost In Paris Blues Band

2016, earMusic
Blues Rock

Un viaggio dalla torre Eiffel alla ventosa Chicago sulle note del blues di grandissimi esecutori. 

Recensione di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 17/12/16

Lost in Paris Blues Band è un disco blues - non poteva essere altrimenti con Paul Personne e Robben Ford nella band - dalle evidenti influenze jazz, rock e fusion. L'album è nato dall'incontro casuale dei musicisti già citati con altri artisti dalla indiscutibile bravura quali Ron "Bubblefoot" Thal e John Jorgesson. Dopo aver saltato lo show "Autor de la Guitare", i musicisti in questione si sono trovati a passare una settimana nello stesso albergo e, su consiglio di Gloria, la moglie di  Personne, hanno deciso di sfruttare l'occasione scegliendo uno dei luoghi di registrazione più esclusivi della capitale francese: i Ferber Studios. A loro si sono uniti anche la cantante Beverly Jo Scott, il bassista Kevin Reveyrand e il batterista Francis Arnaud.

 

Con appena tre giorni di tempo per registrare, soprattutto per dei musicisti che non avevano mai suonato insieme, ne è uscito un mix piuttosto eterogeneo di cover che spaziano dal blues puro di Willie Dixon, Elmore James e Muddy Waters alla commistione di rock e blues, marchio di fabbrica di Mike Bloomfield e Janis Joplin, fino ad arrivare al rock di Bob Seger e al folk di Tom Waits e Bob Dylan. Insomma, un insieme di canzoni riproposte in chiave blues che suonano decisamente bene. Ascoltando l'album, si ha l'impressione si tratti più di una jam session che di un qualcosa attentamente preparato. Un'occasione in cui ognuno degli interpreti, oltre a trovare il proprio spazio, sembra veramente divertirsi e riuscire ad contribuire al progetto con le proprie e personali qualità esclusive. Proprio per questo il suond è leggero, frizzante e scanzonato: senza pretese ma decisamente coinvolgente.


La canzone d'apertura "Downtown" è un pezzo che confonde la sua identità tra il blues e la fusion e vede al lavoro le chitarre di Ford, Ron Thal e dello stesso Personne, il quale è anche la voce solista dell'intero lavoro, accompagnato dal poliedrico John Jorgenson che, in questa traccia, sveste i panni del chitarrista per indossare quelli di cantante e pianista.


"You're Killing My Love" e "It's All Over Now" sono l'epitome dell'album: basterebbe ascoltare solo queste per farsi un'idea precisa della cifra artistica del disco. La prima è un'elegante e semplice jazz-blues magistralmente cantata da Paul con Robben Ford e Jorgenson alle chitarre, mentre la seconda è un rock vecchio stile, scanzonato alla maniera dei Rolling Stones - se all'epoca Mick Taylor avesse avuto la possibilità di giocare con la chitarra insieme ad un altro virtuoso del suo calibro.

 

Proseguendo, se si vuole ricercare la parte jazz dell'album, basta lasciarsi trasportare dalla voce di Beverly e dalla sua interpretazione di "Evil Gale Blues" che, in questa splendida rivistazione, è accompagnata dal piano suonato da un incredibile John Jorgenson. La cantante ci regala poi una sublime interpretazione del classico di Janis Joplin "One Good Man" in coppia con Paul; risponde una chitarra solista di un Ford particolarmente ispirato in "Fire Down Below". "Trouble no More", di Muddy Waters, è la canzone più puramente blues dell'album, un pezzo che risalta grazie al talento chitarristico dell'ex Guns 'N Roses Ron Bumblefoot prodigatosi in un bellissimo, sporco assolo. "I Don't Need No Doctor", invece, è il brano che maggiormente spiccherebbe in un possibile concerto perché ogni membro della band trova il suo momento per esprimersi e suona accordandosi perfettamente agli altri. È il suono delle chitarre, che giocano in un andirivieni di accompagnamenti e assoli, a reggerne l'impalcatura e a farne la fortuna. Probabilmente la miglior traccia dell'intero repertorio, alla quale si possono affiancare la grintosa "Tell Me", "I Can't Hold Out" della quale Jorgenson e Ron Thal sono i padroni, e "Watchin The River Flow" che suona decisamente più blues dell'origninale di Dylan e nella quale è possibile ascoltare un duello all'ultimo sangue tra le chitarre di Personne e Ford.

 

Un disco del genere potrebbe tranquillamente chiudersi così, con le note sempre perfette di un simposio di virtuosi. Ma Personne e compagnia decidono di regalare qualcosa anche al più scettico con "Driftin Blues" ovvero un brano acustico improvvisato lì, sul momento, da Personne stesso. Doveva essere un momento qualsiasi e invece è stato talmente convincente da spingere gli altri membri del gruppo a sceglierlo come brano di commiato. 

 

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01. Downtown (written by Tom Waits)
02. Fire Down Below (written by Bob Seger)
03. Little Red Rooster (written by Willie Dixon)
04. I Don't Need No Doctor (written by Nick Ashford, Valerie Simpson, Jo Armstead)
05. One Good Man (written by Janis Joplin)
06. Tell Me (written by Howlin' Wolf)
07. You're Killing My Love (written by Mike Bloomfield, Nick Gravenites)
08. It's All Over Now (written by Bobby & Shirley Womack)
09. Trouble No More (written by Muddy Waters)
10. Evil Gal Blues (written by Leonard Feather, Lionel Hampton)
11. I Can't Hold Out (written by Elmore James)
12. Watching The River Flow (written by Bob Dylan)
13. Driftin' Blues (Acoustic Version) (written by Johnny Moore, Charles Brown, Eddie Williams)

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