Paleons
Hyperborean

2017, Indipendente
Post Rock

Un viaggio suggestivo alla ricerca di ignoti universi
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 25/09/17

I Paleons, da Eugene, Oregon, si riconoscono in un batter d'occhio in virtù di composizioni enigmatiche e articolate: i loro album, ispirati da tematiche fantascientifiche, spaziano dal progressive allo space rock fino alla psichedelia più rarefatta ed eterea. Il nuovo lavoro, "Hyperborean" rappresenta una mutazione del combo americano verso lidi ancora parzialmente inesplorati nella propria discografia. Gli strati di complessità e la gamma di pigmenti tonali gestiti qui dai nostri appaiono decisamente impressionanti: sembra che ogni membro della band abbia profuso un impegno e una capacità mai raggiunte fino a ora.

 

Ritmi quieti e contemplativi in continua crescita, melodie e colori che cangiano e si irrobustiscono fin dall'opener "Moon Dragon", mentre la successiva "Circle Of Eternity" ciondola surreale e immersiva, possibile colonna sonora alternativa di spazi cosmici kubrickiani. Un astronauta alla deriva nelle vastità dello spazio, ove tutto ciò che lo circonda è misterioso e infinito, proporzioni che la mente risulta incapace di comprendere: tale appare "The Tree Of Pansophia", la traccia più suggestiva dell'intero lavoro.

 

"Andromeda, The Tomb Of Sun", "Wheel of Anguish", e "Urizen" approfondiscono il concetto alla base del platter e illuminano sull'artwork post-apocalittico di copertina, una principessa proveniente da galassie lontane, esploratrice di mondi sconosciuti. La continua ricerca di una conoscenza esoterica in un deserto straniero, forse appartenente ai mitici Iperborei, abitanti di una terra mitica, perfetta, in cui il sole non tramonta: universi brulicanti di vita nei quali trovare risposte fondamentali.

 

Come altri lavori esclusivamente strumentali, a volte risulta difficile orientarsi tra storie senza voce e brani la cui direzione spesso non emerge perfettamente comprensibile: tuttavia i Paleons riescono perlomeno a dare forma a idee tutt'altro che banali.  Del resto la voce umana, in un contesto di fatto poco terreno, potrebbe rovinare la serenità nebbiosa e la brillantezza di un limpido cielo notturno di pezzi quali "Quicksilver Snake" e "Sun at the Eastern Gates".

 

Certo sono evidenti affiliazioni di sangue con Hawkwind, Eternal Riffians, Isis e Pelican, eppure il solco tracciato dai nordamericani in quanto a complessità sonora e profondità di sentimento rappresenta un tentativo riuscito di ritagliarsi un percorso personale galleggiante su incorporee e spirituali vibrazioni post rock, restituendoci davvero un disco "alieno". Chapeau!





01. Moon Dragon 

02. The Circle and Eternity

03. Wheel of Anguish

04. Sun at the Eastern Gate

05. The Tree of Pansophia 

06. Andromeda, the Tomb of the Sun

07. Urizen 

08. Quicksilver Snake 

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