Revocation
The Outer Ones

2018, Metal Blade Records
Melodic Death Metal

Con la loro settima fatica, i Revocation si impongono come punto di riferimento nel panorama melodic death
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 03/10/18

"Il piccolo discorso è prolisso", diceva Chuang Tze, "il grande discorso è breve". Quando si parla di grandi cose, non occorrono troppe parole. Se si potesse tracciare la risultante tra il thrash, l'hard rock groove, il grind ed il melodic death, tale inesplicabile traiettoria passerebbe per forza di cose da Boston, Massachussets; passerebbe cioè dai Revocation; sette poi è numero magico e propizio e "The Outer Ones" è appunto la loro settima fatica. Nel 2009 "Existence Is Futile" era stato giudicato da molti uno dei migliori album pubblicati quell'anno (All Music, Spin tra gli altri) e le molte lodi avevano portato alla ribalta la band; la formazione jazz del chitarrista e leader David Davidson ha impresso sin da allora la sua peculiare impronta sullo stile metal dell'act, distinguendola dalla massa. Uno stile particolarissimo che riesce a fondere ispirazioni le più disparate (arduo riassumere le diverse influenze) in un sound coerente e convincente, con grande incisività. Negli ultimi anni tra lavori più ("Deathless") o meno riusciti ("Great Is Our Sin"), i Revocation hanno perseguito l'obiettivo di consolidare una proposta in equilibrio tra ferocia ed espressività: forse, con "The Outer Ones", l'obiettivo è finalmente raggiunto.


Certo, le debolezze riscontrabili nei precedenti lavori, come una certa dispersività, che tradiva l'ambizione non ancora matura di virare al prog, qui sono neutralizzate dall'equilibrio compositivo, dal superiore livello di songwriting e dall'energia esecutiva. Dal punto di vista delle liriche, l'album è un omaggio al genio fantahorror di H. P. Lovecraft, evocato sin dai "Grandi Esterni" del titolo e fil rouge dell'intero lavoro. Sulla copertina campeggia infatti Azathoth, il Grande Antico cieco ed idiota che gorgoglia blasfemie al centro dell'Universo, intento nella sua attività preferita: divorare mondi. 


Idea non nuova, certo, ma il gruppo la coniuga con una sapiente costruzione del pathos. Ai nostri interessa approfondire il puro orrore spaziale generato dalle migliori narrazioni dello scrittore del New England, di cui si scolpisce la grandiosità e la cosmica cupezza in complessi ed articolati arrangiamenti e in atmosfere di suggestiva cupezza. Proprio questo aspetto, le emozioni, costiuiscono il grande salto in avanti di "The Outer Ones". Come sempre, il jazz e le sue dissonanze hanno un peso strategico nel rendere originale la proposta, ma non è più di un ingrediente nel ricco calderone dei Revocation: brani come la opener "Of Unworldly Origin", l'imponente "That Which Consumes All Things"(ispirata al racconto "Il colore venuto dallo spazio"), la suggestiva "Fathomless Catacombs", l'alternarsi di ritirate ed affondi della title track, la impervia strumentale "Ex Nihilo" e "A Starless Darkness"(che tratta di fisica teorica) sono alcuni tra i migliori mai incisi dai Revocation, che tradiscono l'ambizione di dare vita a un nuovo classico e li impongono come imprescindibile punto di riferimento nel panorama melodic death. Anche nella produzione, affidata per le pelli a Shane Frisby (The Ghost Inside, Bury Your Head), per il resto della band al collaboratore di lunga data Zeuss (HatebreedBleeding Through), è stato finalmente raggiunto un raro equilibrio tra aggressione ed emozione, dinamiche e picchi.


Non possiamo che toglierci il cappello e pronosticare alla band un nero (cioè: roseo) futuro, augurandoci (ed augurandogli) un tour da headliner nel Vecchio continente quanto prima. Col benestare di Cthulhu, naturalmente.





01. Of Unwordly Origin
02. That Wich Consumes All Things
03. Blood Atonement
04. Fathomless Catacombs
05. The Outer Ones
06. Vanitas
07. Ex Nihilo
08. Luciferous
09. A Starless Darkness

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