Other Voices
A Way Back

2015, RBL Music Italia
New Wave

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 30/05/15

E' bizzarro ma è pur sempre la verità, urge raccontarla.

La verità è che dopo aver ascoltato l’album di cui stiamo per parlarvi, tutto sembrava filare liscio. L’introduzione di questa recensione, fluita spontanea, era lì che cercava di attirare la nostra attenzione e lo ha fatto. Lo ha fatto per una buona mezz’ora. Ma a tutto c’è un limite, tutto ha una fine (o un fine, vista la nuova introduzione). Non siamo perfettamente certi di come e quando, sedotta e abbandonata sia scappata, lasciandoci essenzialmente senza lei. Quando a scuola sbraitavano dicendo “prendi appunti”, era forse per questo? per tener strette le idee e le parole? Ad ogni modo, di una cosa siamo più che certi, quell’introduzione rappresentava l’euforia nell’esserci approcciati al nuovo album degli Other Voices , proprio questo “A Way Back”.

 

"Anatomy Of A Pain" a suo tempo, aveva fatto gridare al miracolo ed aveva tutte le ragioni, così come anche l’EP "Beloved Child", andava a smorzare l’attesa per un nuovo album. Il secondo lavoro -oramai è una frase di rito- è sempre un passo importante per una band ma c’è anche da dire che la maturità musicale e stilistica del gruppo in questione non è cresciuta dal nulla, anzi è stata supportata da anni di gavetta che lentamente riportano agli sforzi dei primi incontri nel lontano 98’. “A Way Back”, è veramente “uno scrigno perduto e poi ritrovato” e per una volta la tag line allegata all’album racconta veramente ciò che poi andremo ad ascoltare (non succede spesso, di solito è tutt’altro che complicità tra le due cose; tristi storie di arrivisti poco musicali e incontentabili recensori). E’ un album maturo e coerente con ciò che è stato in precedenza, nostalgico del passato musicale che racchiude; lo stesso a cavallo tra gli anni 70’, la darkwave e una moderna new wave, arricchita da momenti in pieno stile rock. E’ anche un album internazionale e si sente, registrato e concluso tra l’Inghilterra e l’Italia, e nella voce del carismatico Vincenzo Amato trova similutidini che riportano a The Cure, Sisters Of Mercy e soprattutto alla figura di Peter Murphy e dei suoi Bauhaus (tutto il disco è costellato di ricordi e vicinanze, mai copiate, da quanto fatto dalla band inglese). E’ un qualcosa di torbido e tormentato, sì fresco, sa come farti cadere nella rete della peggior fattucchiera con brani anche dal minutaggio ridotto (“I Walk On the Wire”) che non fanno altro che stuzzicare la curiosità e proseguire nell’ascolto. Una curiosità che viene prontamente ripagata da tentazioni passate (“Garlic”) atmosfere eteree accompagnate da giri di basso altisonanti (“Journey”), ritmiche conturbanti e ritornelli disperati (“Hate Me Again”), lasciano spazio ad ipnotiche forme musicali (“Without Any Sound”). L’impatto sonoro non ne vuole sapere di cedere e regala, traccia dopo traccia, piccole perle di nera materia che finiscono per schiantarsi, libere e sofferenti, nel dramma di una title track memorabile.

 

"And all the other voices said,
Change your mind
You're always wrong,
Always wrong "
- The Cure | Other Voices -

 

A questo punto pensi che la bonus track, prossima nell’ascolto, possa essere la (minima) pecca di questo disco. Non è questo il caso. A concludere il nostro viaggio accompagnati dai Other Voices è “Gunslinger”, bonus track di fatto, che non si sente certo scartata dalle altre, mostra anzi le sue partiture che per chissà quale motivo ci riportano alla cavalcata appassionata di una “The Blood” dei Cure. Per un ottimo album si racconta, ci sia sempre un bel paragone; trovato quest’ultimo proprio nel brano di Robert Smith & co, non ci resta che confermare che “A Way Back” è veramente un gran lavoro. 




1. I Walk On the Wire
2. A Nigth Lasting a Year
3. Garlic 
4. Journey
5. Poor Road
6. Without Any Sound
7. Hate Me Again
8. I Seek A Way
9. The Only Real Convinction
10. A Way Back
11. Gunslinger (Bonus Track) 

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