O.r.k.
Ramagehead

2019, Kscope
Alternative Rock

Gli Ork puntano tutto su un disco che si dimostra compatto e profondo, oltre che ricco di qualità e di preziosi contributi.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 20/02/19

"Ramagehead" è l'album che può cambiare la carriera di una band.


A essere sinceri, chi segue gli Ork da qualche anno sa già delle qualità di questo collettivo, frutto delle menti di Lorenzo Esposito Fornasari (in arte Lef) e Carmelo Pipitone (Marta Sui Tubi) assieme a due pezzi della storia del prog come Colin Edwin (Porcupine Tree) e Pat Mastelotto (King Crimson). Artisti che non hanno bisogno di troppe introduzioni, ma che dimostrano una grande voglia di rimettersi nuovamente in gioco come band e lo fanno con questo disco, assolutamente senza tenere colpi in canna.


Qualcosa che certo non ha mancato di fare eco è la collaborazione di niente meno che Serj Tankian (System of a Down) in uno dei pezzi. Il cantante di origine armena, totalmente affascinato dal progetto, duetta con la voce di Lef e arricchisce l'atmosfera corvina di "Black Blooms" con un contributo che sfoggia tutto il lato più maturo e malinconico del suo cantato. Questo brano si colloca infatti nello spazio intimo e oscuro della parte centrale dell'album, dopo che la carica delle roboanti "Kneel To Nothing" e "Signals Erased" ha aperto il disco in una direzione quasi più orientata alla resa dal vivo.


Si susseguono quindi tracce costruite su una struttura prettamente acustica, dove gli arpeggi a tinte cremisi di Pipitone rappresentano una ricorrente nota chiara e pulita all'interno di un complesso di suoni "sporchi" e distorti, come il pianoforte in "Some Other Rainbow Part 1". La voce di Lef si spinge spesso oltre l'asticella e porta con sé la potenza, la rabbia e la disperazione di cui "Beyond Sight" è l'emblema. La formazione classica orientata alla soundtrack del cantante bolognese si fa poi strada in chiusura al disco, regalando atmosfere floydiane che si appoggiano sul pregevole tessuto ritmico messo in piedi da Edwin e Mastelotto.


Insomma, "Ramagehead" ha tutte le carte in regola per rappresentare una svolta per gli Ork. Non dal punto di vista della qualità - non ce ne era certo bisogno - ma da quello della coesione come band (non scontata tra quattro artisti che devono fare i conti con distanze oceaniche) e nell'arrangiamento di un lavoro più costruito e profondo nelle sue sfumature rispetto al precedente "Soul Of An Octopus". Nonostante ciò, l'album non viene meno dell'appeal spontaneo da primo impatto, grazie soprattutto alla resa un po' più "grezza" e diretta di alcuni layer sonori mantenuta in fase di missaggio.


Nel complesso, davvero un ottimo lavoro, che mette voglia di seguire degli artisti che, nonostante i numerosi progetti o impegni individuali, sono intenzionati a fare sul serio sotto il segno degli Ork. Un organico di idee che si sviluppa da un background e un'attitudine classic prog, ma nel concreto sfoggia un'anima decisamente più alternative.





01. Kneel to Nothing
02. Signals Erased
03. Beyond Sight
04. Black Blooms (feat. Serj Tankian)
05. Time Corroded
06. Down the Road
07. Some Other Rainbow Part 1
08. Strangled Words
09. Some Other Rainbow

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