Belladonna
No Star Is Ever Too Far

2019, Belladonna Records
Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 04/02/19

Giunti al sesto album in studio, I Belladonna non rappresentano oramai una sorpresa per addetti ai lavori e semplici appassionati, visto il notevole successo, principalmente (ma non esclusivamente) a livello internazionale, che il gruppo italiano riscosse sin dai suoi primi vagiti. Dopo aver vestito per anni i panni dei noir rockers crepuscolari e Romantici, con "No Star Is Ever Too Far" i nostri, oltre a risultare ancora più oscuri e alcolici, si rendono facitori di testi carichi di profonde suggestioni, in grado di proiettare l'ascoltatore nel pieno di un clima opimo di pathos e grazia inquieta. Forte di una produzione di stampo settantiano e registrato completamente in presa diretta, il disco si regge, as usual, sulla coppia formata da Luana Caraffa e Dani Macchi: da un lato una voce che acquisisce, col tempo ulteriore consistenza e nuove sfumature, dall'altro un'attitudine compositiva capace di guardare, senza imitazioni di sorta, a modelli importanti, soprattutto britannici e americani, per un manufatto finale intenso, coinvolgente, a tratti intellettualistico e, perché no, in alcuni momenti latore di grande immediatezza.
 
 
A tal proposito "More More More" e "Come, Babylon" corrono via rapide, elettriche e spavaldamente power pop: a tenerle compagnia pensa la cupa cavalcata "Doomsnight", tanto brillante nei suoni, quanto lynchiana nelle atmosfere. Se le ossessioni erotiche di "The Purest Of Loves" e quelle cimiteriali di "Astronomer Of Life" vengono rese attraverso un mood dark mellifluo e ovattato, "Turing Sniper" e "Mengele In Disguise" si avvalgono di ritmi sostenuti e refrain catchy di solerte memorizzazione, che, in associazione a liriche di significativa valenza storica, contribuiscono a creare un peculiare e contraddittorio bilanciamento tra chiaroscuri, tragedia ed esuberanza. E quando gli abissi in technicolor di "We Belong To Hell" e le autostrade buie di "Free" sembrano scavare interminabili tunnel onirici facondi di paradossi, tocca ai break emotivi di "Black Beauty" e al groove di "Rising In Love" ripristinare i ponti comunicativi di corpo e mente, poscia un lungo viaggio cinematico spirante melanconia e perdizione.
 
 
I Belladonna, dunque, centrano ancora una volta il bersaglio, e, benché "No Star Is Ever Too Far" trasudi particelle di michelangiolesco manierismo, la band si conferma una realtà elitaria nell'asfittico crogiolo delle espressioni musicali nostrane. Il sensuale "so slowly, tonight, again" echeggia presago.

 





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