Battle Beast
No More Hollywood Endings

2019, Nuclear Blast
Heavy Metal

Una lieve ma decisa svolta melodica per i Battle Beast, che lasciano la componente heavy meno predominante in un tessuto compositivo che comunque ne conferma le indubbie qualità
Recensione di Fabio Polesinanti - Pubblicata in data: 05/04/19

Rimanere orfani del fondatore e del principale compositore del gruppo non è stata sicuramente una prova facile da affrontare per i Battle Beast. E se da un lato Anton Kabanen ha preso la via direttissima per un successo rapidissimo e alquanto meritato, per quanto sentito da lui e dalla sua nuova creatura, i Beast in Black, i suoi ex compagni di viaggio si ritrovano al secondo album senza di lui, quinto totale della loro carriera. Paradossalmente, lo scossone rischia di essere percepito molto di più su questo nuovo "No More Hollywood Endings" che sul precedente lavoro, poichè se con "Bringer Of Pain" i tempi erano stretti e la ferita sicuramente ancora aperta e pulsante, oggi ci troviamo di fronte alla consapevolezza nuova di una band più coesa, compatta, e che ha possibilità di decidere insieme e in totale autonomia la strada da seguire. Questa condizione si è tradotta in uno stimolo per lavorare al massimo delle potenzialità, ed è inevitabile percepire delle differenze, soprattutto rispetto ai primi tre album che, grazie a una ventata di novità, un'aggressività e un impatto notevoli, e ovviamente grazie alla qualità compositiva, avevano fatto entrare i Battle Beast di diritto tra i gruppi più interessanti dell'ultimo decennio.

 

Già dal primo brano, "Unbroken", ci si accorge di come le tastiere e i ritmi rock-pop la facciano da padrone e comincino a essere decisamente dominanti all'interno del disco. Discorso simile per la successiva title track, nonchè singolo di lancio dell'album, che, per quanto ipnotica e avvincente, ci fa percepire il lieve cambio di registro della band, più melodica e meno heavy. Questa scelta, purtroppo, penalizza un pò Noora e compagni, che, all'interno dell'album, propongono alcuni brani certamente piacevoli, ma difficilmente d’impatto o destinati a rimanere nella memoria. Ci riferiamo a pezzi come "Endless Summer", su coordinate decisamente pop, o la più rock "Piece Of Me", sino alla ballata "I Wish". Discorso diverso per "Eden", piccolo gioiello di melodia e trascinante potenza che ci lascia ancorati alle origini di una band che ha sicuramente ancora tantissimo da dire, e che qui riesce a bilanciare alla perfezione i predominanti aspetti del proprio sound. Decisamente riuscita è anche "Unfarity Tales", che sembra uscita direttamente dagli anni '80, così come la cavalcata "The Hero". Incisiva e approvata è anche "Raise Your Fist", nella quale si apprezza ancora una volta l'energia e il talento di Noora, che comanda alla perfezione una canzone dal tiro perfetto per l'esecuzione live.

 

 

“No More Hollywood Endings” è un disco decisamente meno scontato di quello che sembra, che necessita di più ascolti per essere capito e compreso appieno, aspetto che lascia vagamente spiazzati, essendo sempre state l'immediatezza e l'impatto caratteristiche fondanti della band. La principale differenza tra questa nuova relase e i primi lavori risiede, quindi, in maniera sottile, ma allo stesso tempo decisa, nella diminuzione, a tratti fortemente percepita, della componente puramente metal, mutando la proposta Battle Beast da un heavy/power trascinante, a una sorta di più patinato pop metal, se così può essere definito.

Nella globalità dell'ascolto, resta infine quella sensazione di fondo che, nonostante tutto, manchi quel qualcosa in più, aspetto che non fa posizionare questo album tra i più riusciti della band. Solo il futuro e la direzione che i finlandesi prenderanno a livello di sound e di songwriting ci dirà se questo è stato solamente un disco di transizione o l'inizio di un processo di cambiamento più articolato e importante.





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