Nine Inch Nails
Hesitation Marks

2013, Null Corporation
Industrial

Il ritorno di Trent Reznor. Possiamo gridare al capolavoro o all'eresia?
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 12/09/13

Quando si parla di Trent Reznor incastonato nella sua creatura musicale ai più nota come Nine Inch Nails, bisogna andarci coi piedi di piombo ed i guanti di velluto. Quando si parla del ritorno di un simile gruppo, bisogna essere ancora più cauti, ancora più delicati. Cinque anni non sono pochi: si fa presto a gridare al miracolo, si fa presto a gridare all’eresia.

Hesitation Marks”, segni di esitazione. Esitazione che Reznor ha avuto, a più riprese, riguardo l’idea di riportare alla luce un progetto da qualche anno sommerso da tonnellate di altri interessi, spunti, idee, scenari, nomination, riconoscimenti, premi. Nei mesi scorsi, come una fenice d’acciaio che sbatte le ali, i Nine Inch Nails son tornati a far rumore e far parlare di sé, creando un’attesa spasmodica per poter mettere le mani finalmente su un nuovo loro lavoro. Ed eccolo qui, con l’artwork creato da Russel Mills sulla scrivania ed i brani in rotazione nei nostri stereo e nei nostri dispositivi portatili.

Approcciarsi coi NIN non è mai facile. Non lo è stato all’epoca di “The Downward Spiral”, non lo è oggi. Motivo? Si fa presto a gridare al miracolo, si fa presto a gridare all’eresia. Anzitutto, bisogna mettersi in testa che Trent Reznor è si uomo ed artista dalle mille risorse, ma non è di certo infallibile; poi bisogna mettersi l’anima in pace e capire che il matematico mancato non è più quello di una volta (dal lato umano, per fortuna, date le soddisfazioni professionali ed una vita di certo più serena di prima), quindi scordiamoci un ritorno alle origini e concentriamoci piuttosto su come si presenta oggi la creatura di Reznor, ovverosia una miscela tra mestiere ed ancora qualche colpo messo a segno.

Si fa presto a gridare al miracolo, si fa presto a gridare all’eresia, abbiamo ripetuto più volte: così come non bisogna strapparsi i capelli dalla gioia ascoltando il singolo “Came Back Haunted”, allo stesso modo si deve frenare l’impulso di gettare il disco dopo l’ascolto di “Everything” (non mi stupirebbe se venisse utilizzata per qualche spot di qualche azienda automobilistica); ancora una volta, “esitare” è la parola d’ordine, e mai titolo fu più azzeccato per un’opera simile. Esitiamo dunque dall’esternare inutili trionfalismi, esitiamo dunque di scendere alla deriva verso l’estremità opposta: “Hesitation Marks” ha ottimi spunti (“Find My Way”), corrosivi distillati di genialità (“Satellite”, “In Two”), ma anche spaventosi passaggi a vuoto (la già citata “Everything”, “While I’m Still Here”). Non è il disco della consacrazione dei Nine Inch Nails come entità artistica di grandissima qualità (non ce ne sarebbe stato bisogno, e quel disco è nato anni ed anni fa), non è tuttavia nemmeno il salto verso il baratro che magari qualcuno possa pensare, bensì un album realizzato con accortezza dal punto di vista della produzione e della promozione, con grande mestiere nel bene e nel male per quanto riguarda la composizione dei singoli brani.

Una volta che il disco finisce il suo vorticoso roteare nello stereo, non gridiamo né al miracolo, né all’eresia: non sarà soverchiante, ma rimane globalmente piuttosto godibile ed al contempo arduo da assimilare, faticoso all'ascolto in particolare le prime due, tre volte. In poche parole, un disco non per tutti. Più che un ritorno vero e proprio in pompa magna in campo discografico, “Hesitation Marks” è un ottimo biglietto da visita che i Nine Inch Nails propongono per dire: “Hey, siamo tornati e saremo in tour”. E, si sa, Reznor e soci su un palco è difficile che deludano.



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