Nick Cave And The Bad Seeds
Push The Sky Away

2013, Bad Seeds Ltd.
Blues Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 02/05/15

Il senso di "Push The Sky Away", quindicesimo inciso in studio di Nick Cave con i suoi Bad Seeds, è quello di un disco che si spiega alla perfezione sin dalla sua magnifica copertina (con nudo di Susie Bick, attuale compagna di Cave, scattato da Dominique Issermann nella camera da letto della coppia). E non tanto per il fatto che, qui, assistiamo alla significativa defezione dalla band di Mick Harvey, storico chitarrista di Cave dai tempi dei Birthday Party, ed il reinserimento del redivivo Barry Adamson, assente da "Your Funeral...My Trial" (quasi a voler dire: morto un Papa, se ne fa un altro), quanto piuttosto per il fatto che Cave, con quest'opera, scaccia i demoni che affliggevano l'ispirazione assai altalenante degli ultimi episodi discografici coi Bad Seeds mediante una ricerca del proprio io, ponendo la sua persona avanti ogni cosa, persino una moglie nuda, dolorante in quanto innamorata, costretta ad essere utilizzata ed esorcizzata ai fini della buona riuscita del parto artistico del proprio consorte.


Nel ricercare le origini della propria ispirazione, Cave volge di nuovo lo sguardo al faro Leonard Cohen, a differenza però dell'inciso diversamente romantico "No More Shall We Part" (più Cohen di certi dischi di Cohen stesso) o di quello dolorosamente espiante "The Boatman's Call", su "Push The Sky Away" non si agisce sull'enfasi di un sentimentalismo ostentato, bensì il blues viene come soffocato mediante un'oculata opera di scarnificazione in fase di arrangiamento.

 

E' un disco misterioso e sinuoso "Push The Sky Away", dominato da laconiche atmosfere sabbiose accarezzate fugacemente da afflati ‘60s, come il flauto dell'incipit "We Know Who U R", il dolce moog di "Mermaids", lo stesso strumento che caratterizza la placidità di una composizione per solo sintetizzatore e voce quale la titletrack, brano animato da una potenza devastante racchiusa tutta nell'interpretazione solo all'apparenza sussurrata e trattenuta del cantore Cave.


Un mistero ulteriormente arricchito da una vibrazione oscura offerta da una sezione ritmica inquieta che - anche qui - mai esplode, ma mostra i denti in un ringhio feroce fatto di basso pulsante e spazzolati concitati di batteria ("Water's Edge"), pronti però entrambi ad abbandonarsi ad un filo di malinconica luce offerta dal violino di Ellis ("We Real Cool").


Come prevedibile, il "rovescio della medaglia" consiste in un lato rock decisamente lesinato: la vibrante energia delle chitarre appare unicamente nel brano simbolico di tutta l'opera, ovvero quella "Jubilee Street" dove ritroviamo la maledizione ed il romanticismo che animavano un po' tutto "Murder Ballads" ed in cui la redenzione finale della prostituta uccisa dalla mafia Russa su queste strade di perdizione si dischiude in un crescendo post da brivido, magistralmente sostenuto da un coro di voci bianche in cui è semplicemente esaltante abbandonarsi. Allo stesso modo, energica è anche "Higgs Boson Blues", classica lunga suite (ma meno del solito) ripetitiva e recitata/cantata con il classico cipiglio via via più nervoso e schizoide di Cave.


Al netto di questi due episodi, quasi isolati, "Push The Sky Away" è un disco che risente soprattutto - come influenze recenti - non certo dell'operato dei Grindermann, quanto delle colonne sonore composte dall'efficacissima squadra Ellis-Cave, quasi a voler rimarcare il suo voler essere inciso atmosferico e, in un certo qual senso, timido.

 

Per questo suo essere più estetico che emotivo, "Push The Sky Away" è opera che si presta con sin troppa facilità al fraintendimento, quando in realtà la sensazione è che, se assorbito con la doverosa attenzione e pazienza, questo disco, in cui deborda il narcisismo esasperato del suo autore principale, è un oggetto che sa donare ai suoi ascoltatori un sound quasi inedito, un capitolo primo di una nuova parte all'interno del lunghissimo romanzo che è la carriera musicale di Nick Cave. Per questo suo essere foriero di tante belle novità, "Push The Sky Away" è sia un ottimo punto di inizio per cominciare a conoscere il più che significativo operato del cantautore australiano, ed allo stesso tempo un nuovo, sfizioso punto di vista per l'ascoltatore più smaliziato e fidelizzato.

 

Pensavamo che Nick Cave non ci avrebbe più potuto sorprendere dopo oltre 30 anni di carriera musicale, invece lui ci dimostra che il cielo può ancora essere spinto lontano. Molto lontano. Ancora una volta.


Da possedere e custodire gelosamente nel tempo.





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