No Hot Ashes
NHA

2018, Frontiers Music
AOR/Melodic Hard Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 22/03/18

Spesso determinati prodotti di qualità richiedono del tempo al fine di giungere a una maturazione completa in grado di regalare brividi emozionali al palato: un gustoso nero imperiale invecchiato nell'aceto balsamico o un single malt scozzese fragrante di torba lasciano ricordi imperituri al fortunato degustatore. Ma aspettare più di tre decadi per un esordio? Davvero ne può scaturire un frutto prelibato? Evidentemente i nordirlandesi No Hot Ashes, fondati nel 1983, pensano che il gioco valga la candela: a seguito della pubblicazione di un singolo, "She Drives Me Crazy", nel 1986, il sestetto firmò con la GWR Records (Motörhead, Girlschool) per registrare l'album di debutto, un evento, questo, purtroppo mai avvenuto. Nel 1990 il gruppo si sciolse definitivamente sino a quando, nel 2013, qualcuno ebbe la brillante idea di una reunion per un unico show: quella vampa accese un fuoco in partenza inimmaginabile e i nostri si ritrovarono improvvisamente a supportare Aerosmith, Foreigner, Scorpions e UFO in giro per il mondo. L'intesa ritrovata on stage permise finalmente loro la realizzazione di un sogno frustrato sul più bello: nel 2017 la band si chiude in studio e partorisce, attraverso l'etichetta italiana Frontiers, "NHA", una prima prova forse figlia di altre epoche, nondimeno meritato premio alla costanza di musicisti ancora desiderosi di restare sulla breccia.
 
 
La vibrante "Come Alive" sembra provenire direttamente dagli anni '80: hard melodico dalle spiccate influenze AOR, nel quale qualsiasi somiglianza con gli FM  rappresenta una componente puramente intenzionale, dal momento che Merv Goldsworthy e Pete Jupp siedono dietro la consolle ruotando manopole decisive e riconoscibili. Chitarre e tastiere possiedono la medesima importanza nella costruzione dell'opener e altresì dell'intero lavoro: la componente armonica riveste un ruolo cardine nel piacevole e levigato sound proposto dall'ensemble, nonostante a tratti l'insieme appaia legato ad archetipi ampiamente sfruttati. Il tocco di Toby Jepson screzia la voce di un Eamon Nancarrow capace di acuti da brividi su "Good To Look Back", brano dalla sottile sfumatura country e dotato di un assolo centrale tanto raffinato e cristallino da chiedersi la ragione per cui l'act di Belfast lo abbia lasciato così a lungo nel cassetto.
 
 
Se "Satisfied", pur adombrando il fantasma di Garth Brooks, risulta piuttosto ripetitiva ponendosi sulla falsariga della coppia precedente, la muscolare ballad "Boulders", di chiara matrice eighties, emerge intensa per poesia e introspezione. Frattanto il rock'n'roll di "I'm Back" e le sei corde gemelle in stile Thin Lizzy di "Over Again" stringono nel mezzo una "Glow" squisita e prevedibile: ingredienti perfetti per una canzone da inserire nella colonna sonora di un futuro remake dell'iconico "Footlose". Il pop epico, aggressivo e lievemente swingeggiante di "Johnny Redhead" costituisce invece una gradita variazione sul tema principale, mentre i cori da arena di "Souls" e gli energici power chord di "Running Red Lights", pezzo marchiato a fuoco dai toni aguzzi del singer, chiudono un lotto profumato di Journey  e sorridente nostalgia.
 
 
Architettura rotonda, dinamismo, appetibilità radiofonica: i No Hot Hashes confezionano un platter solido e lineare, dal ritmo sostenuto e felpato. Un piccolo omaggio a se stessi, nel ricordo di Paul Boyd, membro storico del gruppo scomparso durante le incisioni, e con la consapevolezza che, a volte, la vera vita artistica può prendere il largo anche a età avanzata.




01. Come Alive
02. Good To Look Back
03. Satisfied
04. Boulders
05. I'm Back
06. Glow
07. Over Again
08. Johnny Redhead
09. Souls
10. Running Red Lights

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